Nel rifugio dei criminali di guerra

di AZRA NUHEFENDIC


PROZOR Sabato scorso, la partita di pallacanestro non si è giocata, come di consuetudine da anni a Prozor, cittadina nella Bosnia Erzegovina centrale. Il giocatore chiave, Darko Dolic, è stato arrestato. È "un personaggio". La reputazione, Dolic la deve alle sue partite giocate durante la guerra in Bosnia. A 20 anni si era distinto: torturava i musulmani, stuprava le donne musulmane. Ora, in prigione, è accusato per i crimini di guerra. Per smaltire i chili accumulati dalla vita sedentaria, di sabato giocava a basket con quelli che erano sopravvissuti al suo eroismo. «Ma lo sapevate che era un criminale di guerra?», chiedo stupita a un giocatore della squadra avversaria. «Beh... sì... niente... cosa potevamo fare... la vita va avanti», balbetta quello che all'epoca della guerra aveva 15 anni. Lui stesso col papà e gli zii finì nel campo di concentramento vicino a Mostar, che i croati bosniaci avevano allestito per i loro fino-a-ieri alleati musulmani. lA pagina 29