giovedì 29.07.2010 ore 20.28

ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

Joaquin Achucarro fa cantare il suo piano grancoda

TRIESTE I klavierabend di Joaquin Achucarro non hanno mai avuto il sapore della sfida, neanche agli inizi di carriera, di cui proprio in questi giorni egli festeggia il cinquantenario. Il suo passo non è mai stato quello del protagonista concentrato sullo sforzo per superare l'ostacolo, eppure ha sempre scelto pagine ardue, cercando di risolverle senza scorciatoie e senza animosità. La manualità non sarà implacabile, ma la musicalità è serena e consapevole, intrattenendo egli un rapporto in perfetta comunione col grancoda. Da esso, dando il massimo di sé, esige altrettanto, penetrando nella sua intimità poco a poco, quasi a raggiungerne l'anima. Che il pianoforte sia lo strumento più completo sono in tanti a dirlo, ma pochi riescono a farlo capire come Achucarro, quando lo fa cantare. Il pianista, la cui ultima apparizione fra noi risale ad una manciata d'anni fa con l'Orchestra del Verdi, è tornato a farsi applaudire al Rossetti dal pubblico della Società dei Concerti e per la serata ha confezionato un programma tratto dal repertorio del primissimo Novecento, da Albeniz e Ravel. Si potrebbe pensare ad un'adesione facilitata dalla comune appartenenza al Cantabrico, ma sarebbe una semplificazione di comodo. Dell'amato Ravel ha proposto un'antologia che partiva dalla notissima "Pavane" per arrivare alla suite "Gaspard de la nuit" attraverso i "Valses nobles". Un impressionismo da riportare in vita e sul cui significato Achucarro si è soffermato, amabilmente chiarendone alcuni particolari. Atteggiamento utile a far comprendere quanto egli sia universalmente apprezzato quale didatta, ma superfluo ai fini dell'ascolto, essendo la chiarezza espositiva il tratto interpretativo che lo distingue. La dote è apparsa evidente anche nella prima parte, un "tutto Albeniz", compositore solare e scopritore di un pianismo carico di novità, tutte non ancora riconosciute. L'itinerario partiva dalle prime suites, con Sevilla e Tango, ed approdava alla solitaria e temibile "Navarra" attraverso il ciclo "Iberia". Le prove migliori venivano dagli acquarelli de "El Puerto", sul porticciolo di Cadice, e del "Albaicin", sul rione gitano di Granada. Calorosamente ed a lungo applaudito, Achucarro è stato indotto a tre fuori programma, il Notturno per la sinistra di Scriabin e Chopin. Claudio Gherbitz

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006