I del Torre, quando la farmacia diventa scelta di vita e cultura

di STEFANO COSMA


ROMANS Per i cultori della lingua e della cultura friulana "Il Contadinel" di Giuseppe Ferdinando del Torre è un pilastro dei progressi ottocenteschi nell'educazione degli agricoltori, sia del Friuli austriaco che di quello italiano. Ma la storia di questa famiglia di farmacisti di Romans d'Isonzo inizia molto tempo prima, a Cividale del Friuli, dove arrivano dalla Lombardia nel 1249. Antonio, nel 1303, era podestà di Soffumbergo ed il figlio Gabrio Folco acquista nel 1329 la casa con l'annessa torre - ancora esistente - che probabilmente darà il nome alla famiglia: della Torre. Sì, perché la variante "del Torre" è un'imposizione dei Torriani, che non amavano avere famiglie omonime nei loro domini. Nei secoli successivi, uno dei personaggi più in vista è Filippo del Torre (o della Torre), nato a Cividale nel 1657 e diventato Vescovo di Adria, dove morì nel 1717. Autore di varie opere, anche di carattere archeologico, ricordiamo l'elegante pubblicazione dal titolo "Dissertatio apologetica II…", scritta dal prelato friulano e stampata a Padova nel 1713. Nella riedizione del 1741 vi fu aggiunta una biografia di Filippo del Torre a cura di Giusto Fontanini e l'orazione funebre pronunciata da Francesco Treccio. Questa seconda edizione fu commissionata da Lorenzo del Torre (1699-1758), decano della chiesa di Cividale e parente di Filippo. Molto bella l'incisione, di autore anonimo, con il ritratto di "Philippi a Turre". Straordinaria è la somiglianza con Ruggero del Torre, attuale contitolare della farmacia di Romans. Nel ramo principale, dal 1903 nuovamente "della Torre" e che dopo quasi sette secoli è ancor oggi proprietario di quella torre cividalese, ricordiamo un Ruggero (nato nel 1861) che fu direttore del Museo di Cividale ed il cui figlio Riccardo (1888), aiutante di campo del generale Ricordi, cadde nel 1917 sull'Hermada. Un altro Ruggero della Torre, che vive a Gorizia, è stato preside dell'Istituto Tecnico Industriale. Da Cividale a Romans d'Isonzo si trasferisce, invece, Giulio del Torre (1785-1847), che nel 1811 aveva conseguito a Padova il diploma di farmacista nonché «l'approvazione per il libero esercizio della farmacia». Nello stesso anno inizia a lavorare nella farmacia Bassi di Palmanova. In quel periodo Giulio mette a punto un procedimento per ottenere il glucosio dal mosto d'uva, attirando in tal modo l'attenzione dell'autorità prefettizia napoleonica, che perciò lo contatta. Giulio scrive una relazione al Ministero dell'Interno (che i discendenti conservano), poiché ci poteva essere la possibilità di sopperire alla mancanza di zucchero di canna con quello estratto dall'uva. Intanto, messosi in luce, nel 1812 viene chiamato come farmacista all'ospedale militare di Palmanova, ma già l'anno successivo ottiene l'autorizzazione ad aprire una propria farmacia a Romans: "Alla Madonna". Nel 1819, la Cancelleria aulica istituisce tre Gremii farmaceutici per il Litorale - a Trieste, Gorizia e Parenzo - e nuove regole per l'attività delle farmacie. Giulio, che all'interno del Gremio per vari anni avrà la carica di II Soprastante aggiunto, implementa la preparazione di farmaci e si fa conoscere anche nei paesi vicini. Nel 1840, affiancato dal figlio primogenito, Giuseppe Ferdinando (1815-1894) appena diplomatosi a Padova, compie per conto della Deputazione di Muzzana del Turgnano l'analisi di pozzi e sorgenti d'acqua. Pochi anni dopo, alla morte del padre, gli subentrerà nella conduzione della farmacia di famiglia. Farmacista ed agricoltore, personaggio poliedrico - come si diceva in apertura - a cui il Comune di Romans e la Filologica Friulana hanno voluto rendere omaggio ricordandolo con una targa sulla casa e intitolandogli una via. Un Comune di cui Giuseppe Ferdinando fu eletto podestà nel 1850. Ma la sua opera più significativa e duratura resta un lunario, pubblicato dal 1856 al 1895 in friulano, ricco di utili insegnamenti per i giovani agricoltori di allora: Il Contadinel. Dal 1861 fu deputato alla Dieta provinciale, membro della Società Agraria di Gorizia e di quella udinese di Agricoltura. Senza figli, gestì la farmacia assieme al fratello più giovane Francesco Michele (1835-1911) ai cui discendenti ancora appartiene. Il nipote Giulio (1856-1932), figlio di Camillo che era medico a Romans, fu un apprezzato pittore e ritrattista. Aveva frequentato le accademie di belle arti di Vienna, Roma e Venezia e con le prime esposizioni aveva ottenuto un notevole successo, tanto che molti suoi quadri sono ancor oggi conservati in diversi musei europei. Dopo aver vissuto a Venezia, a Gradisca e a Torino, dove abitava il figlio Giulio jr, tornò a passare gli ultimi anni della sua vita nella natia Romans. Qui, nel frattempo, il cugino Ruggero (1864-1946), assieme alla moglie Olga Prandi de Ulmhort, aveva rinnovato completamente la farmacia trasferendola nel nuovo edificio che si vede nella foto del 1897. Gli subentrerà nel 1936 il figlio Giuseppe e, nel 1958, il nipote Mario, tuttora contitolare della farmacia assieme alla moglie Angela Adami (pure farmacista) e al loro secondogenito. Mario è stato presidente dell'Ordine dei farmacisti isontini per ben 27 anni ed ha fatto parte del comitato centrale della Federazione nazionale dei farmacisti. Dei tre figli, Riccardo ha preso la farmacia di Udine, vinta con concorso dal nonno Giuseppe nel 1967; Ruggero, che gestisce assieme ai genitori quella di Romans, come il padre è un attivo socio del Rotary, di cui ha presieduto il club goriziano proprio di recente, ed è stato pure presidente del Consorzio di tutela dei vini Doc Isonzo; il più piccolo – Carlo – ha studiato giurisprudenza ed è un valente avvocato del foro di Gorizia. Sposato con Sabrina Savorgnan di Brazzà, da cui ha 4 figli, da anni presiede l'Associazione proprietà edilizia di Gorizia, aderente alla Confedilizia. Appassionato cacciatore, come il papà, è anche profondo culture del friulano. Non il vino (già Tocai), di cui è tuttavia attento bevitore e produttore assieme alla moglie, con il marchio "Borc da Vila". Il friulano come "mari lenghe". Carlo è, infatti, vicepresidente della Società Filologica Friulana di cui si sono da poco festeggiati i novant'anni di attività. Nella famiglia del Torre non mancano le cosiddette "nuove leve": Riccardo ha una figlia e due figli, il primo dei quali – Francesco Michele, come il quadrisnonno – è già al primo anno di Farmacia; Ruggero ha un maschio ed una femmina; Carlo, come dicevamo sopra, ne ha ben quattro, di cui un maschio. Sua anche l'opera di restauro e valorizzazione della settecentesca villa (già Lottieri) confinante con la casa di famiglia e acquistata dal nonno Giuseppe alcuni decenni or sono, adibita ad abitazione, ma anche suggestiva location per matrimoni e banchetti.
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