Neto se ne va, i tifosi lo ringraziano

di MARCO BISIACH


GRADISCADispiacere, magari un pizzico di malinconia, ma non rabbia. Piuttosto, riconoscenza, ed un grandissimo affetto per il fuoriclasse che se ne va. C'è questo nei cuori dei tifosi dell'Itala San Marco all'indomani della notizia-shock della partenza per Varese, in prestito, di Neto Pereira. Il campione, il simbolo, il giocatore che più di ogni altro ha accompagnato l'ascesa della squadra di Gradisca d'Isonzo al calcio che conta. Forse anche per questo, allora, i gradiscani scelgono il più caloroso degli "in bocca al lupo" nel giorno del commiato. È questo il senso che abbiamo raccolto ieri pomeriggio, passeggiando per una Gradisca intirizzita dal freddo. «È giusto così - dice Gianni Bressan -. Neto si meritava la Serie B molto tempo fa, quando era stato ad un passo da vestire la maglia della Triestina. Quindi sono felice che ora possa provare a conquistarla giocandosi le sue carte a Varese. Noi tifosi non possiamo far altro che seguirlo con affetto da lontano, perché è principalmente grazie a lui, assieme ovviamente al presidente Bonanno ed a mister Zoratti, che l'Itala è arrivata fino al calcio professionistico». La pensa allo stesso modo Guido Cerutti: «Dispiace il fatto di non poterlo più avere qui a Gradisca, ma voglio fargli i migliori auguri per il proseguo della sua carriera». I tifosi più attenti, poi, non si lasciano scappare anche un'analisi tecnica dell'operazione di mercato che, oltre a portare Neto a Varese, ha privato l'Itala anche di Drascek, finito a Novara. «Se questo colpo è servito a risanare economicamente la società, e ridare all'Itala nuovo slancio per il futuro, allora io sono d'accordo - spiega Stefano Rosset -. Onestamente sono un po' più perplesso per la partenza di Drascek. In ogni caso noi tifosi siamo vicini alla società, e siamo convinti che la squadra potrà essere competitiva anche in futuro».
«Uno come Neto Pereira non lo riavremo così facilmente qui a Gradisca – racconta Sandro Rosset -, però è giusto che lui possa provare un'esperienza prestigiosa: lo merita davvero». Ciò che colpisce è poi anche la grande fiducia che gli appassionati gradiscani ripongono nella dirigenza dell'Itala, nonostante abbia appena confezionato quella che può essere considerata la cessione più dolorosa della sua storia. «Se la società ha fatto questa scelta, in un momento di crisi economica - considera il signor Teo, che preferisce non dire il cognome -, significa che era la mossa più giusta: del resto, non fosse per Bonanno l'Itala San Marco non avrebbe mai raggiunto simili livelli». «La squadra è forte lo stesso - dice sicuro Roberto Ballaben -, e non credo che la cessione di Neto sia l'indizio di un ridimensionamento futuro. Siamo contenti per lui, che è stato la nostra bandiera: ora potrà dimostrare quanto vale anche in una squadra di categoria superiore, e lo aspettiamo magari a fine carriera, quando tornerà sicuramente a vestire i nostri colori». Tra quanti vivono sensazioni particolari, nel veder partire Neto Pereira, c'è anche il sindaco di Gradisca Franco Tommasini, che dieci anni fa fu uno degli artefici dell'arrivo nella Città della Fortezza del fuoriclasse brasiliano. «Ricordo che me l'aveva segnalato un amico procuratore brasiliano - dice Tommasini -, e lo feci venire personalmente a Gradisca in automobile da Cremona, dove questo amico comune l'aveva ospitato per qualche giorno. Logico che oggi mi senta un po' triste, e posso capire bene quali sensazioni sta vivendo il presidente Bonanno, che considerava Neto un figlio. Oltre che il giocatore, su cui non devo certo dire nulla in più di quel che si sa, ci mancherà l'uomo, sempre gentile e sorridente. La speranza è che l'Itala, vero fiore all'occhiello per tutta Gradisca, possa essere grande anche senza di lui».
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