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Le Clézio: «Sbaglia la Francia a vietare il burqa»

di TOMMASO DEBENEDETTI


«La decisione di vietare il burqa negli edifici pubblici francesi è semplicemente vergognosa. Mi dispiace che, nel mio Paese, in nome delle libertà e del laicismo si voglia proibire un abito che ha motivazioni religiose e che non offende nessuno». Jean Marie Gustave Le Clézio, il narratore francese Premio Nobel per la letteratura nel 2008, autore di romanzi e libri di viaggio nei più lontani luoghi del pianeta, è furioso contro la relazione della commissione parlamentare che lunedì ha posto le basi per una legge che imporrà alle donne l’obbligo di non portare più, negli ospedali e nelle scuole, il velo integrale.
«La mia indignazione - prosegue Le Clézio, che raggiungiamo telefonicamente a Parigi - non ha nulla a che fare con l’obbligo di lottare contro i danni dell’estremismo islamico: sì, dobbiamo fare di tutto per sconfiggere il terrorismo e la violenza dei fondamentalisti, ma non possiamo diventare a nostra volta arroganti, violenti e impositivi. Non è giusto, non ha nulla a che fare con la storia della Francia moderna e dell’Europa attuale!».
Perchè, Le Clézio, tanta indignazione?
«Perchè sono un cittadino francese e sono felice di esserlo. E quando le istituzioni del mio Paese fanno delle sciocchezze, mi sento in dovere di denunciarle, di arrabbiarmi. Ecco: questa proposta è stupida e molto pericolosa. È stupida, perchè non ha motivazioni se non quella di una forsennata, e dissennata, ostentazione di laicismo. È stupida, perchè in nome della libertà nega una libertà che, fino a prova contraria, non fa danno a nessuno, e con ciò fa coprire di ridicolo quanti l’hanno propugnata. Ma, le ripeto, è anche pericolosa».
In cosa consiste tale pericolosita’?
«Nel fatto che anzitutto non aiuta a lottare contro l’estremismo islamico. Anzi: dà voce e forza ai fondamentalisti, i quali adesso avranno ancora più motivi per vedere l’Europa, l’Occidente, come un luogo di infedeli che combattono la religione islamica. Figuriamoci ora la propaganda dei regimi arabi oltranzisti, pronti a tuonare contro il ”satana occidentale”: si è offerta davvero un’occasione irripetibile per tali proclami. Ma questo non farà che aumentare l’odio, con tutti i rischi che ciò comporta. Si è fatto un regalo splendido ad Al Qaeda, agli Hetzbollah, ai talebani, all’Iran di Ahmadinejad, ma pure a tutti coloro che, nelle periferie, nelle banlieues, fomentano scontri».
Ritiene che il divieto del burqa possa aumentare l’intolleranza contro gli immigrati?
«Sicuramente. E questo è un ulteriore elemento di pericolosità. Si dà un grande aiuto, si dà in fondo una parvenza di ragione, a tutti coloro, e sono tanti, che per strada insultano i musulmani o semplicemente chi ha la pelle scura, a tutti coloro che compiono atti di vandalismo e violenza a sfondo razzista. E poi mi chiedo: dove si arriverà?».
In che senso?
«Nel senso che ora si vieta il burqa. E domani? Domani anche altri tipi di velo, quelli non integrali come il chador o l’hijab... E poi magari la kippà, il copricapo ebraico, e magari i segni castali degli indù e i loro abiti, e il crocifisso nelle collane...».
A proposito: cosa pensa della sentenza europea che vieta il crocifisso nelle aule scolastiche?
«Un’altra sciocchezza. Ma che fastidio dà il crocifisso? Se non sono cristiano, esso per me non significa nulla, ma perchè rimuoverlo per obbligo? Possibile che le istituzioni non abbiano da pensare a cosa più serie? Lasciamo i crocifissi, o almeno lasciamo alle singole scuole la decisione a seconda della composizione delle classi e della provenienza religiosa degli alunni. E lasciamo le donne che vogliono libere di portare il burqa, a patto che non si sottraggano, se necessario, alle richiestra della sicurezza. E occupiamoci dei veri problemi della nostra società».
Resta il fatto che il burqa è considerato da sempre un segno della discriminazione delle donne e della loro sottomissione....
«Si può discutere sul ruolo culturale e sociale del burqa. Indubbiamente esso contrassegna, in certi gruppi e luoghi, una realtà di prevaricazione degli uomini sulle donne e di esclusione di esse dalla vita collettiva. Ma è pur vero che oggi ci sono diverse donne musulmane, anche giovani, che scelgono liberamente, e con gioia, di portare il velo o addirittura il burqa interpretando ciò come una adesione a una norma religiosa e non certo come un atto di sottomissione all’uomo».
Cosa consiglierebbe ora al Presidente Sarkozy?
«Di usare la sua proverbiale astuzia politica per evitare che questo progetto diventi legge. Sarebbe davvero un disastro, anche per la sua credibilità internazionale. Ma se il provvedimento andrà avanti, mi piacerebbe che le donne francesi, comprese quelle più note e le esponenti della politica, a manifestare coprendosi loro pure con un burqa... Così come consiglio a chi, fuori della Francia, vorrebbe imitare la proposta di vietare il burqa, di stare attenti a non favorire un principio che non ha nulla di democratico o di liberale, ma è solo una follia ridicola ma carica d’insidie».

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