«Era molto simpatico e aveva intensi rapporti con Praga, i surrealisti e le avanguardie europee»

di MARIANNA ACCERBONI

Un filo sottile di sensibilità mitteleuropea e di ricerca d'avanguardia collega i giovani protagonisti del milieu culturale e artistico triestino dei primi decenni del Novecento, punto di partenza di energia centrifuga, da cui presero il via molte personalità che hanno lasciato il segno della loro creatività in Europa e nel mondo.
Tra queste ci sarebbe stato sicuramente anche il pittore
Giorgio Carmelich(Trieste 1907-Bad Nauheim, Francoforte 1929) - cui il Comune di Trieste-Assessorato alla Cultura dedica fino al 5 aprile una mostra al Museo Revoltella - se la malattia non ne avesse spezzato, a soli 22 anni, il febbrile entusiasmo e il vivace talento nella sperimentazione artistica, condotta spesso a fianco dell'amico Emilio Dolfi e di altre giovani promesse dell'epoca, quali per esempio i futuristi Nino Jablowski e Bruno Giordano Sanzin: un percorso arricchito dalla presenza e dall'amicizia di pittori maggiori di lui, come l'ascetico e sensibilissimo Arturo Nathan, con cui aveva progettato una mostra nella "fatale " Praga nel 1929, o come Augusto Cernigoj, che un po' ne tradì le aspettative, o Bobi Bazlen, mentre invece l'amica e coetanea Leonor Fini si apprestava a tagliare il cordone ombelicale con Trieste.
Con questo gruppo particolare, estremamente intellettualizzato, che frequentava Svevo e Saba, di cui facevano parte a volte anche Leo Castellie la stessa Leonor Fini, aveva contatti anche il grande critico, filosofo dell'estetica e pittore Gillo Dorfles, divenuto per la sua giovane vitalità e per la profondità e chiarezza di pensiero che lo contraddistinguono, la memoria storica del nostro novecento: «Carmelich era una persona molto simpatica, non pedante, era un po' più vecchio di me - ricorda il grande intellettuale triestino, che il 12 aprile festeggerà cent'anni d'età -, quindi non ho avuto rapporti amichevoli diretti con lui. Era un tipo di media altezza, piuttosto vivace, agile. Me lo ricordo con il suo amico con cui andava sempre, Dolfi, un tipo anche un po' intellettuale, di cui conoscevo molto meglio la sorella Nella».
«La cosa interessante - prosegue Dorfles - è che questo giovane artista aveva dei rapporti con Praga, ricordo che vi era stato e vi era tornato e quindi probabilmente era stato influenzato anche dai surrealisti praghesi perché, non dimentichiamo che pochi anni dopo arrivava a Trieste Maria Pospisilova, che era di Praga ed era la moglie del console cecoslovacco. E quindi c'era questo legame molto sottile fra Trieste e Praga. La Pospisilova era molto attraente e interessante. Da Trieste era andata a Lugano, perché il marito era diventato console della Cecoslovacchia in Svizzera, per cui gli ultimi anni li ha vissuti lì, dedicandosi alla ceramica. A Trieste era amica di diverse persone, tra cui Maria Lupieri. Le sue pitture erano molto interessanti, un po' surreali, lei faceva parte del gruppo surrealista praghes ed era una notevole artista, purtroppo le sue cose sono sperdute ed è difficile rintracciarle».
«Certamente Carmelich era stato influenzato dagli ultimi sviluppi del Futurismo - sottolinea il critico, - e poi si era staccato da questo per passare una pittura figurativa e, diciamo, fantastica. La parte più interessante della sua arte è proprio quest'aspetto giocoso, non proprio surreale, non più futurista, ma neppure di quella figurazione banale di quell'epoca, tipo Croatto, Parin e simili, cioè ottocentesca. Carmelich aveva già una figurazione di tipo mitteleuropeo. Sbisà allora costituiva già una novità, c'era l'avvento della pittura metafisica: Sbisà da una parte e Nathan dall'altra; poi comincia la fase di Leonor Fini, che però va via presto da Trieste. Allora non avevamo ancora la fase della Miela Reina, che viene dopo...».
Dopo l'iniziale adesione al Futurismo, il giovane artista venne suggestionato dall'avanguardia europea, russa e costruttivista, sino alla fase, magica e chagalliana dell'ultimo periodo praghese: «Il geometrico è probabilmente la conseguenza del Futurismo; poi invece si libera dal geometrismo e fa delle cose più fantasiose» precisa Dorfles, che aveva in comune con Carmelich l'assidua frequentazione di Bazlen. «È stato mio amico fino alla fine. Con Bobi - ricorda oggi, - ho collaborato, l'ho ritrovato poi a Milano e a Roma. Era una persona geniale: l'editoria italiana deve tutto a lui, tre quarti dei libri di Einaudi e poi di Adelphi sono merito suo, perché lui ha suggerito tutto, prima a Giulio Einaudi, poi a Bollati e poi ad Adelphi. Era uno dei pochi a essere al corrente della letteratura mitteleuropea quando nessuno la conosceva, da Kafka a Freud. Tutti i letterati tedeschi gli erano ben noti ed è stato il primo a importarli in Italia. Aveva contatti con la Germania, non dimentichiamo che il padre era tedesco».
Carmelich iniziò con il Futurismo e ne frequentò i protagonisti quali Prampolini e Depero: «Questo movimento - spiega Dorfles, - è rappresentato la corrente più importante dell'Italia artistica all'inizio del secolo, ma qui se ne sono accorti soltanto in ritardo. Ci furono Balla, Boccioni e altri, poi il secondo Futurismo è molto meno interessante, perché l'areopittura è già molto degenerata, quindi non riveste più l'interesse che avevano Balla e Boccioni. C'è anche Depero, che ha avuto un'importanza notevole. Questo movimento ha avuto un'importanza enorme: da un lato il Cubismo in Francia, dall'altro il Futurismo in Italia sono state le due correnti che si sono avvicinate all'astrazione».
Il 30 gennaio verrà presentato all'Arte Fiera di Bologna il catalogo generaledi tutte le opere di Gillo Dorfles: «È un catalogo ragionato - precisa il critico e pittore, - quindi ci sono tutte le opere: pitture, disegni, ceramiche e gioielli, tutto ciò che ho fatto dagli anni Trenta fino a oggi. Riunisce 1800 voci ed è curato da Luigi Sansone, mentre l'idea è stata dell'editore Mazzotta». Certamente un traguardo per l'artista, autore di una pittura unica, nata nel 1934 in seguito al suo soggiorno a Dornach in Svizzera, dove Dorfles si era recato per seguire alcune conferenze di ambito steineriano al Goetheanum. «Per me - afferma il pittore, - questo catalogo è fondamentale, perché finalmente si sa quali sono le mie opere, quante, dove sono situate: X'è tutta l'analisi, opera per opera, ci stiamo lavorando da più di un anno. Sansone ha fatto una fatica straordinaria a rintracciare i miei lavori, molti dei quali sono sparsi per l'Italia».
Il 25 febbraio a Milano s'inaugura invece a Palazzo Reale una mostra antologicadedicata a Dorfles. Visitabile fino a giugno, è curata dallo stesso Sansone e vi saranno esposte 150 opere dalle origini a oggi. «Sono molto curioso di vedere come riesce - afferma Dorfles, - sarà più o meno come quella di Trieste, forse un pochino più grande. Ci saranno i dipinti, i disegni, le sculture, le ceramiche i gioielli, i disegni di stoffe»: un'iniziativa che si propone di celebrare la figura poliedrica dell'autore, ponendo l'accento sulla sua identità di artista, oltre che critico d'arte ed estetologo con laurea in medicina e psichiatria, in rapporto alla città di Milano. E vi sarà testimoniata l'evoluzione del suo originale pensiero pittorico dagli esordi metafisico-surreali all'adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958, fino alle recenti, personalissime composizioni pervase da una sottile ironia.