ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

Cecchi porta in scena quel gran truffatore di Tartufo

UDINE Carlo Cecchi e Licia Maglietta sono gli splendidi protagonisti del ”Tartufo” di Molière, atteso al Teatro Nuovo da questa sera a sabato alle 20.45 nella versione firmata dallo stesso Cecchi e tradotta da Cesare Garboli (una produzione Teatro Stabile delle Marche – Teatro Stabile di Napoli).
Tartufo (il nome Tartuffe, un tempo, indicava sia il tubero sia la persona disonesta) è un abile truffatore che Orgone, ingenuo e ricco nobile di Parigi, ospita nella propria casa. Il suo affetto per Tartufo è tale che lo promette come sposo alla figlia Marianna, peraltro già fidanzata con Valerio, ma Tartufo è segretamente innamorato della moglie di Orgone, Elmira, e a lei si dichiara. La donna, respingendolo, promette di non dire niente al marito a patto che Tartufo rifiuti di sposare Marianna. A questo punto il figlio di Orgone, che ha ascoltato la conversazione nascosto in un armadio, esce allo scoperto con l’intenzione di denunciare tutto al padre. Orgone, però, non vuole credere alle accuse rivolte verso l’amico e, anzi, gli dona i suoi beni e la sua casa… Rimarrà impunito, il diabolico Tartufo?
È nera e velenosa la commedia di Molière che a quel tipo umano respingente s’intitola: un’invettiva satirica in versi contro il perbenismo della società francese del Seicento, che perciò, nel 1664, costò al suo autore-attore virulenti attacchi polemici, del clero soprattutto, fino a essere bloccata e ad essere ripresa appena cinque anni dopo, e solo grazie ai buoni uffici del Re Sole. Ma il Tartufo che è in noi non muore, se il vizio ambiguo, di cui è l’emblema, persiste e continua a contagiare gli altri, anche dopo la sua apparente sconfitta. Motivi di pervasiva attualità, perciò valorizzati nell’impianto registico di Carlo Cecchi, che, complice anche l’interpretazione critica del traduttore-studioso Garboli, lascia aperti i conti sull’enigma del personaggio tartufesco, nel dubbio se sia un prototipo di meschino arrivismo o un ribelle indirettamente smascheratore (e giustiziere) di tutto un universo umano posticcio, votato alla pratica della falsità.
Scrive Cecchi, nelle sue note di regia: «Spesso mi domandano perché ritorno così volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori. Una commedia di Molière si rivela in scena, grazie agli attori. Le sue battute sono battute per un copione, non per un libro».

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • il mattino di Padova

    Senza Titolo

  • il mattino di Padova

    Senza Titolo

  • il mattino di Padova

    Senza Titolo

  • + Altri risultati