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Monfalcone, arriva Molière con Carlo Cecchi regista e interprete del ”Tartufo”

MONFALCONE Lunedì 11 e martedì 12 gennaio, alle 20.45, per la stagione di prosa del Teatro Comunale di Monfalcone è di scena ”Tartufo” di Molière diretto e interpretato da Carlo Cecchi, personalità fra le più intense e originali del teatro d’innovazione italiano, una co-produzione Teatro Stabile delle Marche e Teatro Stabile di Napoli. Accanto a Cecchi, che veste i panni di Orgone, spicca uno straordinario cast di già fidati compagni di scena del regista: Licia Maglietta, attrice fra le più sensibili del teatro e del cinema italiani, Angelica Ippolito, Elia Schilton e Antonia Truppo. La traduzione della commedia, di Cesare Garboli, costituisce una lettura critica dell’opera di Molière di grande intelligenza ed originalità. Proprio al ”Tartufo” di Molière, l’autore che ha accompagnato tutta l’intensa parabola intellettuale di Garboli, si deve l’incontro, nel 1976, tra lo scrittore e critico e Carlo Cecchi: un’amicizia quasi trentennale proseguita fino alla scomparsa di Garboli, nell’aprile del 2004. “Fu Cesare – dichiara Cecchi nel 2005 – a parlarmi di Tartufo e a darmi la sua traduzione de Il borghese gentiluomo. Solo allora, leggendo le sue versioni di testi molièriani, capii che il commediografo francese era l’autore del mio teatro: infatti Molière ha cambiato non solo il mio modo di fare l’attore ma il mio modo stesso di vedere il teatro”. A oltre trent’anni da Il borghese gentiluomo, il primo testo di Molière messo in scena da Cecchi nel 1976, e dopo i memorabili Don Giovanni del 1978, Anfitrione del 1980 e Il Misantropo del 1986, l’attore e regista incontra per la prima volta Tartufo. Tagliente e feroce satira contro l’ipocrisia Tartufo, opera controversa ai tempi della sua prima rappresentazione (1664), nel corso dei secoli si è affermata come una delle commedie più importanti e rappresentate del grande drammaturgo francese. La pièce mette in scena l’ipocrisia, il falso moralismo e la doppiezza di un uomo di umili origini che, privo di particolari talenti, cerca di affermarsi socialmente attraverso l’appoggio del Cielo e dello Stato. La raffinata lettura di Carlo Cecchi restituisce tutta l’ambiguità del testo e del suo protagonista e la straordinaria attualità dell’opera di Molière, critica nei confronti della società borghese di allora e assolutamente moderna e universale. Scrive Cecchi nelle note di regia: “Chi è Tartufo lo decidano gli spettatori. Noi, così com’è implicito nella traduzione di Garboli, oltre che nei suoi numerosissimi scritti su Tartufo, abbiamo cercato di mantenere, alla commedia e al personaggio, la loro sostanziale ambiguità; superando il cliché dell’ipocrisia e vedendo il personaggio di Tartufo anche “in positivo”: un servo che usa l’intelligenza e gli strumenti della politica per fare carriera e diventare, da servo, padrone. Ma tutto questo, e le risonanze contemporanee che la commedia e il personaggio possono produrre, è solo attraverso il teatro che lo si può cogliere. Figuriamoci poi in una commedia come Tartufo, dove il teatro è talmente importante da diventarne, forse, il tema principale.

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