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Armaroli (Cnr): «L’Italia è il Paese più inadatto al mondo per l’atomo»

di MARCO BALLICO


TRIESTE «Non c'è un solo Paese al mondo più inadatto dell'Italia a ospitare centrali nucleari nel 2009». Nicola Armaroli, ricercatore del Cnr, autore del libro «Energia per l' astronave Terra», rilancia l'urgenza dello sfruttamento dell'energia solare e stronca il ritorno al nucleare. Non sono a Monfalcone, ma in tutta Italia.
Armaroli, perché no al nucleare?
In Italia è installata una potenza elettrica pari a 94 gigawatt, il doppio rispetto alla richiesta di picco. E' il motivo per cui l'elettricità costa tanto: c'è troppa distanza tra domanda e offerta. Ed è la conferma che non scontiamo alcun ritardo rispetto al nucleare. Ma poi basta guardarsi un po' attorno.
Che succede altrove?
Non si riscontra alcun interesse nei Paesi industriali. Negli Stati Uniti non c'è da trent'anni un progetto serio. La famosa centrale finlandese è impantanata tra battaglie legali e ritardi. In Germania si è deciso di prolungare la vita di alcune centrale ma si va verso la chiusura. Il nucleare sconta una crisi epocale e noi pensiamo bene di rilanciare la partita. In un'Italia, però, priva di combustibile, di tecnologia, di know how e soprattutto di quattrini.
Ha letto i criteri decisi dal governo?
Una non notizia. Sono gli stessi che si usano da 50 anni in tutto il mondo.
Monfalcone può essere un sito possibile?
E' inadeguato come del resto tutto un Paese che è cambiato nel corso dei decenni e non è più quello degli anni Cinquanta. Pensiamo solo alla densità abitativa.
I problemi di Monfalcone?
Si trova in una regione a rischio sismico e vicino a comprensori turistici. Senza tener conto che nei prossimo anni è previsto l'innalzamento del mare Adriatico: altra questione da non sottovalutare.
Ma il nucleare farebbe risparmiare?
Tutt'altro. Il nostro sistema industriale, fatto per il 95% di imprese con meno di 5 dipendenti, è lontanissimo dal gigantismo del nucleare. Senza grandi consumatori non ci sarebbe ritorno.
Il fattore sicurezza?
Sicuramente le centrali non sono più quelle di Chernobyl ma la sicurezza al cento per cento non esiste. Senza dimenticare che è molto labile il confine tra uso civile e uso militare. Una settantina di anni fa l'Italia era uno Stato canaglia, la storia cambia il corso delle cose. E i rischi sono dietro l'angolo.
Alternative?
L'energia solare. Un investimento che darebbe lavoro a tante imprese italiane.