La stazione di Noghere su un binario morto

di RICCARDO TOSQUES


Un volume di traffico merci pressoché nullo al quale fanno ancora da eco investimenti di denaro pubblico per una cinquantina di miliardi di vecchie lire. Questa la situazione della rete ferroviaria presente nella zona industriale di Trieste, rete composta perlopiù da binari inutilizzati, rete sempre più fagocitata dallo spostamento su gomma, più impattante da un punto di vista ambientale, ma allo stesso tempo meno dispendioso da quello economico.
STAZIONE DELLE NOGHERE. A pochi metri dal torrente Ospo un cancello verde sbarra l'ingresso ad un edificio in mattoni rossi le cui tapparelle sono tutte abbassate. Intorno il silenzio regna sovrano e la foschia di queste giornate d'autunno rendono l'atmosfera ancora più spettrale. Sono trascorsi poco più di 10 anni da quando venne inaugurata in pompa magna la stazione delle Noghere, l'ultimo dei tasselli di un mosaico mai realmente composto, un "gioiellino" inserito in un più ampio lotto costato oltre 6 miliardi delle vecchie lire. Era esattamente il giugno del 1999 quando da Campo Marzio un treno partì alla volta di Muggia percorrendo la parte Est della provincia di Trieste.
All'epoca la stazioncina - che qualcuno aveva già catalogato come una cattedrale nel deserto - era vista come un possibile punto di riferimento per il trasporto delle merci all'interno della zona industriale. Ma non solo. Il progetto della metropolitana leggera avrebbe potuto sicuramente contare su questa struttura anche per un eventuale trasporto persone. A 10 anni di distanza però la stazione giace chiusa ed inutilizzata. Eppure qualche mese fa, a pochi metri di distanza dall'edificio in questione, è stata realizzata una pensilina con banchina per carico e trasbordo merci gomma-rotaia. Costo dell'operazione? Quasi 100 mila euro.
INFRASTRUTTURE. Il collegamento ferroviario fra la stazione di Aquilinia e la Valle delle Noghere, la travata metallica sovrastante la via Flavia, lo scavo con la galleria suddivisa in due tronchi posta sotto Aquilinia, tutto l'armamento ferroviario che costituisce la linea a cielo aperto che percorre la valle delle Noghere e poi, dulcis in fundo, la stazioncina. Tra l'inizio degli anni '70 e la fine degli anni '90 l'area è stata al centro di uno sviluppo infrastrutturale decisamente imponente con l'obiettivo di creare un collegamento ferroviario in tutta la valle delle Noghere. Una vera e propria visione strategica portata avanti dall'Ezit a suon di denaro. «Credo che complessivamente siano state investite alcune decine di miliardi di lire», spiega l'attuale direttore generale dell'Ezit Paolo De Alti, «investimenti che facevano parte di un progetto ad ampio raggio che sicuramente non si è sviluppato come avrebbe dovuto, ma non certo per colpa nostra».
Attualmente però - come spiega De Alti - ad utilizzare la rete ferroviaria sono soltanto "Pasta Zara" che ha qualche collegamento con l'Europa dell'Est, ed "Italcementi" che proprio qualche mese fa, in aprile, ha fatto una sperimentazione per mandare del cemento in Romania. Insomma: decisamente troppo poco.
GOMMA BATTE BINARI. Il dg De Alti non ha dubbi: per quanto concerne il trasporto merci «la strategia dell'Ezit si è scontrata fortemente con la strategia di Trenitalia che ha deciso di mandare fuori mercato i raccordi ferroviari di questo tipo. Basti pensare - aggiunge De Alti - che proprio poco tempo fa Rfi ha chiesto alle singole ditte di adottare un canone medio annuo di 50 mila euro per le strutture ferroviarie esistenti, a ulteriore riprova di come non si voglia essere concorrenziali con il trasporto su gomma che di fatto ha oramai surclassato le ferrovie».
Quale il futuro di quest'area? De Alti si è congedato con una provocazione: «Se la stazione delle Noghere e tutti gli altri raccordi rimarranno ancora coperti di erbe, magari tra qualche anno nel piazzale davanti alla stazione faremo un nuovo stabilimento industriale».