Un sontuoso Tartufo di Molière messo in scena da Carlo Cecchi
21 novembre 2009 —
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sezione: Cultura - Spettacolo
TRIESTE Succede ormai ogni sera. Le stelle nel cielo del Rossetti si spengono. Buio. La voce di Antonio Calenda ricorda che potrebbe essere, domani, il buio dei teatri, spenti dai tagli economici che lamministrazione regionale sta mettendo in cantiere. Poi, non si sa per quanti mesi ancora, le luci si riaccendono e illuminano uno spettacolo che mostra la virtù e il buongoverno del teatro.
Bastano infatti un divanetto e un tavolo, due macchie accese di colore, su di uno sfondo grigio e bigio come un quadro del 900, perché il Tartufo di Molière e Carlo Cecchi risplenda nelleconomia dei suoi mezzi, nella sontuosità dei suoi attori.
Con Cecchi (che torna sul palcoscenico triestino dopo i Sei personaggi in cerca dautore) la scuola del grande teatro, quella degli scrittori-attori, vi rimette piede. Perché era attore e scrittore Molière, proprio come saranno molto tempo dopo Eduardo De Filippo e Harold Pinter, maestri di teatro da cui il capocomico Cecchi ha appreso parecchi segreti. Il primo è che la scena è dellattore, non della regia, della scenografia, degli accessori. Il secondo che il teatro non è dei sentimenti, ma delle azioni.
Il disegno di questa famiglia di borghesi nonna, padre, moglie, figli e domestici - gettata in strada da un arrampicatore di professione - un Tartufo appunto - è pulito, tracciato da una matita a punta fine. Non uno sbaffo, un colore di troppo, uno scivolone nella psicologia. Teatro di tradizione. Ma con lambiguità moderna delle persone vive.
Tartufo è il protagonista che appare in scena dopo 50 minuti, quando di lui, attraverso le parole degli altri, sappiamo tutto. Ma davvero è quellipocrita, quellimpostore, quel adulatore viscido che i secoli ci hanno raccontato? Lo interpreta Elia Schilton e a vederlo così, con i suoi ricciolini, ci instilla il dubbio. Lestofante sì, canaglia pure, ma anche trascinatore di cuori, incantatore dellanima, guru sapienziale, come un predicatore di Scientology, o un unto dal Signore. Cecchi regista svela nellIpocrita il fascino dellAttore. Che in questa compagnia di attori in sintonia è contagiosa. Ogni personaggio nasconde qualcosa, lonestà di moglie della seducente Licia Maglietta, la pungente parlata napoletana della serva Antonia Truppo, le certezze da vecchia bigotta di Angelica Ippolito. E altrettanto negli uomini, ragionevoli e stolidi, o impulsivi e idioti. Fino allo stesso Cecchi (che ha riservato per sé, attore, il ruolo anti-protagonista di Orgone, il borghese incartato da Tartufo). Sofisticato e sornione, timoniere con finte o vere sviste, diamanti dattore che la traduzione in versi di Cesare Garboli mette in risalto. Ascoltatela bene, è prodigiosa. Un simile Tartufo cattura gli spettatori che il teatro lo conoscono bene, ma si fa benvolere pure dagli studenti, presenti numerosi, che il plagio dellipocrisia sociale non lhanno ancora sperimentato. Merita. Repliche fino a domenica.
Roberto Canziani