Tuiach, pellegrinaggio anticrisi

TRIESTEOltre 1700 chilometri, più di tre settimane di cammino per una media di 35-40 chilometri al giorno. Per affrontare la crisi di uomo e di atleta, il pugile professionista triestino Fabio Tuiach ha scelto di recente l'antica medicina del pellegrinaggio e dell'approccio alla fede, cimentandosi nel viaggio a piedi che porta a Santiago di Compostela, il «cammino» classico, non solo mistico, di coloro che vogliono guarire, riflettere, ritrovarsi. Sono infatti molte le cose che l'ex campione italiano dei massimi-leggeri vuole ritrovare. A partire dalla licenza agonistica della federazione pugilistica italiana, congelata da circa un anno, in seguito al referto medico prodotto dopo il match per la corona europea perso per ko in Germania contro il tedesco Huk, divenuto nel frattempo campione mondiale.
Controlli su controlli per ritrovare l'idoneità pugilistica, l'estemporanea quanto episodica fuga nella disciplina del K1 per restare a contatto con il ring, il grave lutto legato alla scomparsa della sorella e un matrimonio anche esso da ricucire. Quanto basta per abbattere chiunque, anche un combattente di quasi 100 kg, abituato ad incassare, ma forse a non saper reagire senza guantoni: «Dopo la sconfitta con Huk la mia vita era cambiata - racconta Fabio Tuiach - ma con la perdita di mia sorella e la crisi matrimoniale si è spezzato tutto. Dovevo fare qualcosa, lontano dalla solita realtà».
Fabio Tuiach ha così abbracciato la fede, fatto uno zaino e volato il mese scorso in Spagna, partendo da Pamplona, per vivere sino a Santiago de Compostela il match della rinascita, senza nessuno all'angolo a dar consigli per come restare in piedi.
Per lui una fatica nuova, nella quale il vigore dei suoi 28 anni di atleta è stato solo un accessorio per affrontare tre settimane di sveglia all'alba, piogge frequenti, notti negli ostelli e cibo spesso frugale: «Camminavo preferibilmente da solo, tenendo quotidianamente un diario - ricorda il pugile triestino - e giorno dopo giorno sgombravo la mente, riflettendo su errori e problemi. Ho conosciuto gente di varia estrazione, ognuno con i suoi ostacoli da superare, fatti anche di gravi malattie. Questo genere di fatica mi ha dato un cambiamento, aiutato dalla fede in Dio e nella fiducia nella vita. Avevo capito di stare sulla buona strada».
Una strada che Fabio Tuiach vuole ora mantenere, nel quotidiano e sul ring. Già, il ring. A breve la federazione pugilistica italiana dovrebbe nuovamente esprimersi e riconcedere probabilmente la licenza professionistica. In caso contrario nella vita dell'atleta triestino non ci saranno fughe all'estero sotto altre bandiere o sigle compiacenti, e non ci sarà nemmeno, forse, l'approfondimento di discipline collaterali: «Gli esiti medici dovrebbero essere ora positivi, ma in caso contrario non ne farò un dramma - annuncia - lavorerò più intensamente con la Compagnia portuale e soprattutto voglio dedicarmi al recupero della famiglia. A Santiago Dio mi ha indicato una strada, ora voglio seguirla».
Francesco Cardella