De Anna e lo scudetto perso sotto la... neve

di GUIDO BARELLA


TRIESTE Ormai ci siamo. Sabato è il giorno. Il giorno di Italia-Sud Africa, la sfida - al "Friuli" di Udine, inizio alle 15 - degli azzurri del rugby alla squadra campione del mondo.
A vivere con trepidazione i giorni dell'attesa è anche Elio De Anna, oggi assessore regionale ma ieri prima ala e poi terza linea sui campi da rugby di tutto il mondo con le maglie del Rovigo e della Nazionale. Lui era in campo, quando per la prima volta l'Italia sfidò gli All Blacks il 28 novembre 1979 a Rovigo e anche l'anno successivo in Nuova Zelanda. Sabato ha visto la partita di Milano: «Stare tutti quei minuti sotto i pali avversari e non segnare, non esiste. E non me ne frega niente che l'arbitro non abbia concesso la meta tecnica: la meta dovevamo segnarla. In Nuova Zelanda, nel 1980, accadde la stessa cosa: la nostra mischia lì a premere per minuti e minuti. Ma alla fine segnammo. Anzi, sa chi segnò quella meta?» Lui, Elio De Anna, al suo passo d'addio alla Nazionale.
Ma a parlare di rugby con De Anna non si può non andare alla primavera '77, quando l'atto decisivo per la consegna dello scudetto venne scritto proprio a Udine con una delle pagine più epiche che la storia del rugby italiano ricordi. Rovigo, il Rovigo di Elio De Anna con il tricolore conquistato l'anno prima sulle maglie, dominava il campionato davanti al Petrarca Padova in cui giocava il fratello Dino, l'anno prima al suo fianco in Polesine. «Lo scudetto è nostro, perchè il Petrarca vinca questo campionato dovrebbe nevicare ad agosto» disse un giorno un dirigente rodigino, tal Giordano Campice, al giornalista Vladimiro Dan, padovano e petrarchino.
Beh, accadde che all'ultima giornata il Padova agganciò in classifica il Rovigo. Spareggio. A Udine, allo stadio dei Rizzi. «All'intervallo - ricorda Elio De Anna - venne giù una grandinata pazzesca, il campo si imbiancò completamente. "Nevica, nevica" iniziarono a cantare i tifosi del Petrarca». I tutti neri padovani erano già in vantaggio all'intervallo grazie a due calci, quando a inizio ripresa, su quel campo "innevato" Dino De Anna andò a segnare una meta che venne convalidata nonostante lui si fosse fatto almeno due falcate fuori campo, tanto che il giorno dopo la foto di Dino che correva con i piedi oltre la linea laterale era esposta in tutti i bar di Rovigo. Il Petrarca vinse così lo scudetto. «Sotto gli occhi di nostra madre - ricorda Elio De Anna -, che in tribuna non sapeva per quale dei due figli fare il tifo». Ma quella fu una domenica davvero maledetta per Rovigo. A metà partita, un fulmine, nel pieno del temporale, si scaricò sull'asta della bandiera di un tifoso rodigino, tal signor Rizzi, uccidendolo: eravamo allo stadio dei Rizzi. «Non solo: noi giocatori - aggiunge De Anna - eravamo arrivati a Udine su un pulmann della ditta Rizzi, che nel viaggio di ritorno a Rovigo fu anche coinvolto in un piccolo incidente».
Da allora i pali ad acca non sono più stati piantati sul prato dei Rizzi in quello che oggi è lo stadio Friuli. Ci torneranno sabato, per Italia-Sud Africa. Gli azzurri contro i campioni del mondo. L'attesa è finita. Ormai ci siamo.