Si scoprono i piaceri della vita notturna

GORIZIAE' con gli inizi del Novecento che la città comincia a vivere la notte. E lo fa non tanto sulla spinta delle tecnologie, l'invenzione della luce o lo sviluppo delle comunicazioni, quanto perché vivere la notte esalta i servizi dello Stato sociale, attento ai bisogni dei cittadini. Il primo decennio del '900 vedeva completarsi una delle più radicali trasformazioni urbane. La città del moderno è la città della luce elettrica, commercializzata a partire dal 1879, e l'elettrificazione prolunga il tempo vivibile dei cittadini, ristruttura gli spazi urbani. Riempie la notte. E solo un secolo dopo, ad onta delle tecnologie, la notte ridiventa un orizzonte ostile, con risvolti patologici.
Il Gazzettino Popolare di martedì 16 novembre 1909 lamenta come la Società Goriziana Trenovie non metta a disposizione del pubblico "nelle sere di rappresentazione a teatro, dopo terminato lo spettacolo, dei carrozzoni partenti dal Teatro di Società per tutte le linee esistenti". Segnala invece la novità che il Ministero del Commercio permette le telefonate notturne, "ammesse da ora impoi per colloqui che possono riflettere soltanto faccende personali dell'abbonato e della sua azienda".
Altra novità segnalata è "il passaggio notturno completo iniziato alla Dogana italiana di Visinale per l'entrata e l'uscita di ogni veicolo (vetture, automobili, biciclette, ecc.) nonché pei viaggiatori con bagaglio. A scongiurare possibili accidenti l'entrata nello Stato italiano e l'uscita da esso dovrà effettuarsi necessariamente attraverso il portico della Dogana, essendo la via provinciale esterna chiusa dalla catena, che resta tesa dal tramonto al sorgere del sole".
Il giornale annuncia poi l'apertura della nuova farmacia "di proprietà del signor Pietro Liberi in corso Francesco Giuseppe; era un bisogno sentito per tutto quel vasto rione. La nuova farmacia è intitolata Farmacia al Corso". Aperta anche di notte, ovvio.
Sandro Scandolara