Ondina staffetta straordinaria a Monfalcone

MONFALCONESe si dovessero narrare, in un libro ancora da scrivere, gli incontri con donne straordinarie, Ondina Peteani avrebbe il suo capitolo. Con i linguaggi più schietti della scena, quel capitolo lo ha scritto per ora Marta Cuscunà, attrice monfalconese, che in "È bello vivere liberi!"ripercorre la vita di Ondina (1925 -2003), monfalconese anche lei, mostrando perché a questa donna, davvero straordinaria, si addica il riconoscimento di "prima staffetta partigiana". Ma al tempo stesso ci fa vedere come il teatro possa diventare chiave per una lettura inedita di una Storia che il tempo oramai trascorso, la retorica delle celebrazioni, la cancellazione della memoria hanno impolverato.
Invece soffia via tutta la polvere, questo spettacolo, scoperto da pochi quando in fase ancora embrionale ha vinto la primavera scorsa il premio Ustica per il teatro civile, e forse destinato adesso a un futuro di tante repliche, a cominciare da quelle che l'hanno riportato, con il debutto al Comunale di Monfalcone, proprio nei luoghi dove Ondina, a 17 anni, aveva allenato il suo senso di libertà.
Marta Cuscunà ha il dono di immedesimarsi nella giovane partigiana e riviverne la vita, con la stessa sfrontatezza e la stessa intelligenza. Quel che più sorprende in questa lettura, oltre ogni steccato, della Resistenza locale, tra i Cantieri e il Carso, lungo le strade di pianura, dentro le case, è la facilità con cui si trascorre dal riso alle lacrime, smentendo l'ingessata miopia di quanti, proprio in questi giorni, si appellano a sacri valori.
È invece libera, proprio come la sua protagonista, la maniera in cui Cuscunà narra la Storia, forte di una guerra di liberazione incarnata dai burattini della tradizione, di un olocausto consegnato alla fragilità dei pupazzi animati. Perché attraverso il loro distacco, la loro forza simbolica, ancora più lucida, più secca, si fa la comunicazione, che l'evidenza tremenda delle fotografie di Auschwitz e dei racconti di Ravensbrueck, appannano mentre sopravvengono pietà ed emozione. Dall'iniziazione politica, con bicicletta in mano, ferma al passaggio a livello del treno, fino alla rappresentazione del lager, in cui solo una incredibile determinazione personale riesce a salvarla, la vita di Ondina è invece un'onda che investe gli spettatori e li lascia alla fine scossi, grati alla piccola Marta, sua reincarnazione, di averla conservata intatta e vivida, in uno degli spettacoli più toccanti ed entusiasmanti di questa stagione.
Roberto Canziani