martedì 09.02.2010 ore 19.53

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Va dal gigolo, ma č una poliziotta

di CLAUDIO ERNÈ TRIESTE Scambio di ruoli in un appartamento di via Svevo, posto sotto sequestro poche ore fa dalla polizia. Un giovane di 28 anni era pronto ad accogliere le clienti e per accorciare i tempi e favorire gli approcci era già mollemente adagiato sul materasso. In cucina una donna sorvegliava il regolare andamento dell’incontro ravvicinato, pronta a intervenire in caso di contestazioni. A questo inusuale modo di gestire la ”professione” si è trovata di fronte un’investigatrice della Squadra mobile che, sotto copertura, aveva assunto il ruolo di cliente che voleva ”farsi un regalo” per celebrare degnamente il proprio compleanno. L’indagine si inserisce nel filone aperto da tempo dalla Procura di Trieste per bloccare chi sfrutta o agevola la prostituzione. Gli investigatori erano partiti nel loro lavoro esaminando un sito Internet di annunci gratuiti, dove Nikolas, un ragazzo rumeno di 28 anni, pubblicizzava la propria attività a luce rossa. «Sedere liscio e tonico, un metro e 80 di altezza, 78 chili, non peloso, esegue massaggi e offre momenti di relax». Nello stesso spazio una foto e il numero di un telefono cellulare. Località di lavoro, Trieste. Nikolas ha usato come specchio per le allodole un sito nato da poco, che ha sfruttato la grande visibilità di Bakeca, oscurata per 24 ore su tutto il territorio nazionale due settimane fa dalla Procura di Trieste. La decisione era stata assunta perché Bakeca accoglieva anche molti annunci di escort, viados, transessuali e gigolò. Questi annunci venivano venduti da un’ organizzazione esterna e diversa dalla società che gestisce il sito. La vendita era collegata all’offerta di posizioni dominanti nella parte più visibile delle pagine elettroniche. Secondo gli inquirenti questa vendita e la pubblicizzazione del mercimonio di prestazioni sessuali configurano il reato di agevolazione della prostituzione. Fin qui tutto chiaro. Sta di fatto che l’oscuramento della rubrica ”Incontri”, ospitata fino a due settimane fa dall’originale Bakeca, ha scatenato i concorrenti. Sono arrivati così sul mercato altri siti dai nomi quasi identici a quello della capostipite. Uno di questi siti concorrenti si chiama Bakeka e per crearlo l’autore ha semplicemente sostituito una ”c” con una ”k”. La grafia è diversa, il suono identico. Questo sito è stato scoperto e subito monitorato dalla polizia. In breve sono emersi nuovi annunci di sapore sessuale a pagamento e per verificarne la veridicità è stata organizzata la trappola.

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