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Primarie Pd, congelato l’esito del voto

di ELISA COLONI


Ci mancavano pure i ricorsi. Dopo il ciclone bengalese, ora a far tremare i democratici monfalconesi è un altro terremoto: quello dei riconteggi. I primi a volerci vedere chiaro sulle primarie di domenica sono stati alcuni candidati mariniani, che hanno denunciato anomalie nella registrazione dei voti. Un fatto che ha spinto i dirigenti del Pd a lanciare un’operazione trasparenza: via alle verifiche e verbali ”congelati”, accessibili a chiunque per alcuni giorni. Tutto questo mentre all’interno del Pd locale diventa sempre più profonda la spaccatura tra bersaniani e franceschiniani, questi ultimi accusati da più voci di aver in qualche modo sabotato il risultato, facendo pressing sull’elettorato straniero. Un concentrato di alta tensione all’interno del quale interviene anche il sindaco Pizzolitto, proponendo una sorta di par condicio per le prossime campagne elettorali pre-primarie rivolte agli stranieri: «Adesso non è il momento delle polemiche - dice Pizzolitto -. Ma credo che il regolamento delle primarie vada rivisto, così come l’atteggiamento delle varie correnti del partito verso gli stranieri. Sarebbe bene che tutti i candidati si proponessero loro seguendo regole condivise, non ognuno per conto proprio». Ora andiamo con ordine, che di materiale ce n’è, e pure tanto.
RICORSI L’altro ieri alcuni candidati mariniani hanno lanciato un sasso bello pesante: «Ci sono stati degli errori nella registrazione delle preferenze. Qualcuno ha votato due volte. Vogliamo che i verbali siano esaminati». Detto, fatto. Il ricorso è stato accolto e l’esito, come confermato da alcuni dirigenti del partito, è stato negativo: non è stata riscontrata alcuna anomalia evidente. Però per evitare insinuazioni e liberare il campo da qualsiasi dubbio, ecco lanciata l’operazione trasparenza: i verbali delle primarie saranno disponibili per chiunque abbia delle perplessità. Per due giorni.
LE POLEMICHE Non si placa la bufera che ha travolto il Pd dopo il voto di domenica. Quasi tutti, all’interno del partito, tentano di mantenere i malumori dietro le quinte, ma tastando il terreno emerge una realtà di fatto evidente: il caso Bangladesh ha incrinato più di qualche equilibrio interno. È infatti ancora il fuoco amico a colpire la corrente franceschiniana in maniera pesante. «Il coinvolgimento dei bengalesi, così come messo in atto dai franceschiniani, è stata un’operazione con conseguenze devastanti per il partito, che ha provocato solo danni - afferma Stefano Pizzin, dirigente del Pd, già presidente del Consiglio provinciale e assessore comunale a Staranzano -. L’integrazione è un’altra cosa, si fa in maniera diversa. Domenica purtroppo ho visto molti militanti di lunga data abbandonare il gazebo e non votare, perplessi davanti all’enorme presenza di cittadini stranieri. Manovre simili non sono utili né al Pd né a questa gente, che non ha di certo bisogno di essere strumentalizzata. Ammetto che questa storia ha creato molti malumori all’interno del gruppo dirigente del Pd».
Perplessa per le polemiche degli ultimi giorni è la franceschiniana Barbara Zilli, che rimanda con forza le accuse al mittente, comprese quelle lanciate ieri dal leghista Federico Razzini e dal pdellino Giuseppe Nicoli: «Un partito di sinistra che ha tra i suoi valori fondanti e fondamentali l’accoglienza e l’integrazione deve eleggere nei propri direttivi anche rappresentanze di stranieri. Questo, il Pd locale lo sta già facendo dal gennaio del 2006, quando i cittadini bengalesi vennero chiamati a scegliere con le primarie il presidente della Provincia. Da allora sono sempre venuti a votare alle primarie in forma massiccia, tanto che il partito locale decise di candidarne due nel febbraio 2007 nella lista del direttivo: vennero eletti Islam Faridul e Abdus Salam. Non mi risulta che due anni fa si aprì una guerra. Perché adesso sì? Quella volta i bengalesi hanno votato in modo consapevole e oggi no? Non mi pare che l’altra volta Razzini e Nicoli siano intervenuti con analoga indignazione. Forse stavolta hanno ricevuto un ordine di scuderia di intervenire? È arrivato il momento di accettare i risultati: Bersani è il segretario. Pensiamo piuttosto a unire le forze per migliorare il magro 26% raggiunto alle ultime elezioni nazionali e la pesante sconfitta alle regionali, piuttosto che intervenire, come fatto da alcuni dirigenti di partito, in forma anonima per fomentare ulteriori polemiche e divisioni». Anche un altro franceschiniano, Fabio Del Bello, invita a non perdere tempo e a lasciare nel cassetto le polemiche, riflettendo piuttosto sull’alta affluenza di domenica e sulle sfide che si preseteranno ora al nuovo Pd.
A tentare di calmare gli animi, sfruttando il suo ruolo istituzionale e super partes, è il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che non rinuncia però - da bersaniano - a mettere qualche puntino sulle ”i”. «Le polemiche oggi, da qualsiasi parte arrivino, mi sembrano inutili e negative - spiega -. In primis perché il risultato del voto è chiaro, evidente: il nostro nuovo segretario è Pierluigi Bersani, che ha vinto di misura, così come riconosciuto molto correttamente dallo sfidante Dario Franceschini. Alle regionali ha vinto Debora Serracchiani. Non esistono ombre sull’esito delle primarie, quindi è inutile insinuare dubbi. Per quanto riguarda il dato locale, bisogna riconoscere l’alta affluenza, a dimostrazione che il nostro partito è vivo e coinvolge molti cittadini. I bengalesi avevano e continueranno ad avere tutto il diritto di esprimersi. Ciò non toglie - continua Pizzolitto - che una riflessione interna al partito, dopo il voto di domenica, vada fatta».
Una riflessione su cosa? «Probabilmente vanno riviste le regole delle primarie. Mi piacerebbe che tutti i candidati esponessero le proprie idee alle comunità di stranieri residenti nella nostra città. Tutti attorno allo stesso tavolo e non ognuno per sé, per fare in modo che il voto sia il più consapevole possibile. In questo modo si eviterebbero frizioni interne e si offrirebbero strumenti migliori per far capire le proposte dei diversi orientamenti agli stranieri». Come a sussurrare che qualcosina, nel meccanismo di domenica, forse tanto bene non ha funzionato.