D'Eliso, la storia del vecchio rocker che le busca da un gruppo di ragazzotti per aver chiesto di abbassare il volume


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n IL MAREÈ il primo disco che Gino D'Eliso incide nel 1976 assieme a un gruppo di amici: incisione per la Numero Uno, l'etichetta di Battisti e del paroliere Mogol. n L'INCIDENTENel 1979 un pauroso sinistro alle porte di Padriciano blocca D'Eliso nel suo decollo musicale: otto costole rotte e addio alla tournée già programmata. n IL VINILEGino D'Eliso ancora oggi non ha digerito l'arrivo del tecnologico cd affiancato dalla scomparsa del vecchio disco in vinile, «con quella fruizione quasi feticistica, l'odore della copertina, l'immagine»: di FURIO BALDASSI


Chi fermerà la musica? Lui c'ha provato, ma senza successo. Due volte. Nel 1984, al culmine di un decennio tiratissimo di successi e delusioni (a St. Vincent, eliminato dalla giuria, rischiò addirittura l'effetto Tenco) e qualche giorno fa, chiedendo gentilmente a un branco di sub-umani energumeni di abbassare la musica dell'autoradio, a tutto volume in piena notte. Risultato: un pestaggio da Arancia meccanica, un omero fratturato e varie contusioni. Strano destino quello di un rocker che le busca per aver voluto ridurre i decibel. «Non so se sia stato maggiore lo stupore, la rabbia, l'umiliazione o la tristezza – commenta adesso Gino D'Eliso, dal salotto della sua casa di via Besenghi. Braccio destro costretto in una imbracatura, ferita al naso in via di guarigione, parla comunque volentieri dell'altra musica. Quella che non ha mai smesso di girargli nella testa, che lo porta ancora adesso a riempire spartiti su spartiti per puro piacere personale, o forse per non perdere l'abitudine nei confronti di una passione totalizzante. Quella stessa che nel 1976 lo portò, assieme a un manipolo di ragazzotti triestini a tentare la Grande Avventura con l'incisione del suo primo disco, «Il Mare». Una cosa nata su basi, per l'epoca, irripetibili, tipo la registrazione al "Mulino", e che gli avevano attirato non poche invidie. L'incisione per la Numero Uno, l'etichetta di Battisti e del paroliere Mogol («col quale non ho mai avuto un grande feeling») era stata propiziata da un altro musicista triestino emigrato, Claudio Pascoli. «Vivevo in Brianza – racconta – andavo in giro con musicisti del calibro di Eugenio Finardi e Walter Calloni, stavo benissimo. Ma la Rca ha avuto forse paura che mi milanesizzassi troppo e mi ha chiamato a Roma». «Ti ricordi Vienna», l'album della prima notorietà e delle prime vendite discrete è anche quello meno amato da D'Eliso. «Mi appiopparono un arrangiatore scozzese e ne venne fuori un disco funky, che proprio non è nelle mie corde». Dopo aver prodotto il debutto su lp dei triestinissimi "Revolver", D'Eliso passa alla Polygram e nel '79 è già tempo di "Santi ed eroi". Grande produzione, nel castello di Carimate, supermusicisti (anche il nostro Mauro Berardi in mezzo a veri miti), «un clima di perenne, grande jam, con Calloni maestro organizzatore». Il disco è accolto bene, ma alla vigilia del tour del definitivo decollo, arriva la prima tegola. Gino con amici incappa in uno spaventoso incidente stradale alle porte di Padriciano («la radio, lo ricorderò sempre, stava suonando un pezzo di cornamuse, "Scotland the brave"») che si traduce in otto costole rotte. Addio tournee. Pochi mesi dopo e, senza band, viene aggregato come apripista nientemeno che dei concerti dei Pooh. Cinque mesi da solo in giro per l'Italia gli fanno scoprire «la grande professionalità del gruppo», spesso snobbato dai più. «Dody Battaglia, ad esempio, è un chitarrista da paura. Fosse solo meno pigro...». Torna in pista e la casa discografica lo manda addirittura in Inghilterra nei mitici studi gallesi di Jimmy Page, "The Mill". «La regia era in plexiglass – ricorda – e sotto scorreva il fiume, per giunta illuminato!». Registra "Mitteleurock", uno dei suoi pezzi più noti e "Biliardi", conosce Paul Mc Cartney e soprattutto George Martin, il mago dietro ai Beatles. Il mondo delle major intanto è in subbuglio. La Warner si mangia la Polygram e lui rescinde il contratto. Ne riavrà uno dopo un demo mandato alla Cgd di Caterina Caselli e realizzato con soli musicisti triestini, Fulvio e Silvia Zafret, Paolo Giribona e Loretta Califra. "Cattivi Pensieri", il lp successivo, vende 40mila copie («Oggi con 60mila ti danno il disco d'oro!»), D'Eliso si lancia in una massacrante tournee con metà date in Italia con Mister Fantasy e metà in Germania! Poi rompe anche con la Cgd che snobba due suoi
protegè, Patrizia Pizzani e i Luc Orient. Il rocker, probabilmente, finisce qui. «Ho continuato a scrivere, colonne sonore in massima parte per sopravvivere e mantenermi vivo e nell'86, da co-regista, ho avuto una segnalazione a Prix Italia per una lavoro sulle minoranze europee e la relativa colonna sonora. Ho anche vissuto a Sarajevo per un disco sulle canzoni delle varie etnìe jugoslave, prima delle guerre...».
Trieste torna in scena prepotentemente. Nella vita e negli affetti. Si ristabilisce in città, entra al Sincrotrone nell'89 come pr e stabilisce un ottimo rapporto con Carlo Rubbia, che amava parlare in dialetto con lui. «Mi voleva a a Ginevra appena era possibile. Una volta mi disse di venire per non più di due giorni e quando al terzo stavo preparandomi a partire mi disse: ma dove te va? Veramente devo andare – replicai – domani mi sposo. Rubbia mi chiese quanti anni avessi. Quaranta, replicai. Lui disse solo: bel mona...». Il resto è storia recente. Mentre i quattro nipotini crescono, incide nel 2001 "Europa Hotel" con soli musicisti locali («Ha vendicchiato su Internet e penso di realizzare un mio sito»). Strumentisti molto cresciuti, nel frattempo. «La Scuola 55 ha dato uno scossone memorabile, in tal senso, e vedo in giro ragazzi preparatissimi anche se spesso troppo tecnici e lontani dalle armonie. Ma la scena è di valore assoluto. Ai miei tempi non c'era quella coesione, quella compenetrazione tra artisti che vedo in giro adesso». I vecchi tempi, già, «dove ho visto direttori artistici scarsissimi affossare artisti bravi, creare infelici. Un po' quello che fanno oggi Morgan o quella pirata di Mara Maionchi a "X Factor"...».
Il futuro, adesso, ha ritmi lenti. Gino ha mal digerito la scomparsa dell'oggetto disco, «con quella fruizione quasi feticistica, l'odore della copertina, l'immagine...», «accatasta» canzoni, a novembre inizierà alla "55" un corso di Storia del rock che poi esporterà in alcune scuole. Lavora anche per un tour triestino, intitolato "Dentro i bars", dal nome di una sua vecchia canzone, solo lui alla chitarra, con un bassista acustico. E intanto, insonne dichiarato, si appropria di Trieste girandola di notte, tra le 4 e le 6, «quando tutto è più umano e la gente ti saluta sempre come se fossi un vecchio amico, soprattutto a San Vito e a San Giacomo». Magari, la prossima volta che incontra dei ragazzotti intolleranti meglio proponga una "Mitteleurock" in piena...