Pillola abortiva, la Cei: «Ai farmacisti il diritto di obiezione di coscienza»
24 ottobre 2009 —
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Attualità
ROMA Prevista dalla legge 194 per i medici, "l'obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti". Lo chiede il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, intervenuto ieri al congresso dei farmacisti cattolici in corso a Roma. Riconoscere tale diritto ai farmacisti significa per il presule permettere loro di "non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali» e di superare le difficoltà di un contesto culturale che tende, talvolta, come ha detto il Papa nel suo discorso del 2007 alla Pontificia Accademia della Vita, a non favorire l'accettazione dell'esercizio di questo diritto, in quanto elemento destabilizzante del quietismo delle coscienze. Per Crociata, "il diritto-dovere all'obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti, perché la questione della vita e della sua difesa e promozione non è una prerogativa dei soli cristiani».