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Spiragli per la Cassa integrazione alla Carraro

di FRANCESCO FAIN


La notizia cattiva? La conferma dell’esubero di 80 dei 120 dipendenti della Carraro, due terzi dell’attuale forza-lavoro. Quella più positiva? Uno spiraglio per il ricorso alla cassa integrazione straordinaria.
Questi in brevissima sintesi gli esiti dell’incontro svoltosi ieri mattina a Pordenone dedicato alla crisi della Carraro: presenti il vicepresidente della Regione Luca Ciriani, i presidenti delle Province di Gorizia Enrico Gherghetta e di Pordenone Alessandro Ciriani, i sindaci di Gorizia Ettore Romoli e di Maniago Alessio Belgrado e i rappresentanti del Gruppo Carraro: l’amministratore delegato Alexander Bossard, e il responsabile delle risorse umane, Mario Sgobbi.
«Com’è andata? L’azienda ha bloccato la procedura di mobilità ed è disponibile ad aprire un tavolo di confronto con i sindacati - sottolinea Romoli -. Non è escluso il ricorso alla cassa integrazione che comunque, è stato detto, ”rappresenta un costo per l’azienda”. Niente da fare, invece, per i contratti di solidarietà». Un piccolo spiraglio sembra aprirsi, dunque. Anche se, puntualizza il sindaco, «è stato riconfermato che l’azienda non avrà più di 40 dipendenti nel futuro. Ad ogni modo, è positivo che dalla rigidità iniziale dell’azienda si sia passati a una possibile disponibilità verso la Cig», il giudizio di Romoli.
Le istituzioni hanno puntualizzato la loro netta contrarietà alla mobilità e hanno insistito unitariamente nella ricerca di altri ammortizzatori sociali. Da parte della proprietà è stato ribadito che il piano industriale presentato alle organizzazioni sindacali fotografa la pesante situazione del gruppo negli stabilimenti di Maniago e di Gorizia e la conseguente necessità di «giungere a una riduzione di personale onde consentire la prosecuzione dell’attività in termini di redditività». Nel contempo, la proprietà ha confermato la disponibilità a non procedere unilateralmente con la mobilità e ha lasciato aperta la porta a lavorare su altre ipotesi, anche se costose per l’azienda.
I rappresentanti delle istituzioni hanno ribattuto che la mobilità avrebbe - in questo periodo così difficile - pesanti ripercussioni sociali, specie in zone tradizionalmente deboli come il Goriziano e la Pedemontana pordenonese. Da qui la richiesta di procedere con la cassa integrazione per dare una speranza ai lavoratori e alle istituzioni il tempo per trovare possibili alternative occupazionali. «Il vicepresidente Ciriani, facendo propria le richiesta dei presidenti di provincia e dei sindaci, ha chiesto al gruppo Carraro un segno di buona volontà, manifestando la disponibilità della giunta regionale a valutare tutte le possibilità d’intervento con gli strumenti a disposizione», si legge in una nota della Regione.