Montezemolo lancia Italia Futura. Fini c'è: non è un partito

ROMA Nessun complotto, nessuno nuovo partito neocentrista pronto a irrompere sulla scena politica appena se ne presenti l'occasione. Luca Cordero di Montezemolo e Gianfranco Fini tengono a battesimo la prima uscita pubblica di Italia Futura e puntano a spazzare via quelle che definiscono «fantasie» e «dietrologie» che nei mesi scorsi hanno visto nelle fondazioni del presidente della Fiat e del presidente della Camera i germogli quantomeno di un movimento politico. «Non ho in mente - assicura Fini - grandi coalizioni» e poi in Italia, aggiunge l'ex numero uno di Confindustria, c'è «in carica un governo pienamente legittimato da un ampio mandato elettorale, che auspico completi la legislatura».
Insomma, Italia Futura è e resta «un luogo di idee» che si affianca a altre fondazioni e che vuole contribuire a rinnovare il Paese. Gli strumenti individuati sono tanti e tra questi ci sono le campagne di mobilitazione come quella presentata ieri sulla mobilità sociale (alla quale hanno partecipato 800 persone, oltre 7mila internauti che hanno seguito i lavori via web) e che punta a offrire un contributo concreto per far cambiare passo al Paese.
Un obiettivo che può essere raggiunto solo mettendo in campo tanto «coraggio», dice l'ex leader di An, anche quello di costruire «piccoli ponti» tra maggioranza e opposizione in modo da evitare che tutto sia retto esclusivamente da una «logica da derby». Che vada evitato che il confronto politico sia «una guerra civile perenne» è anche quanto sostiene Enrico Letta, che insieme al presidente della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi è stato ospite della tavola rotonda.