04 ottobre 2009 —
pagina 05
sezione:
Gorizia
I sindacati lo chiamano ironicamente «Piano deindustriale». Perché «più che un Piano industriale è un progetto di smantellamento di una realtà industriale».
Thomas Casotto della Fiom-Cgil non le manda a dire. E critica aspramente la programmazione presentata dai vertici della Carraro nellultima riunione. «Ci è stato confermato che Gorizia manterrà 40 dipendenti. Ciò significa che 80 saranno mandati a casa - sottolinea Casotto -. Ecco perché più che un Piano industriale, questo è un Piano de-industriale. Chiaramente, noi abbiamo ribadito la nostra netta contrarietà al ricorso alla mobilità: ci sono formule meno traumatiche come la cassa integrazione straordinaria o i contratti di solidarietà che permettono ai dipendenti di mantenere il proprio posto di lavoro».
Pertanto, la Fiom-Cgil fa già sapere a chiare lettere che non firmerà laccordo sulla mobilità. «È una soluzione - ribadisce Thomas Casotto - che non vogliamo nemmeno prendere in considerazione».
Nei giorni scorsi, le forze sociali avevano effettuato anche un volantinaggio per sensibilizzare la cittadinanza sulla crisi della Carraro. «Da un anno - si legge nel volantino - è esplosa una crisi economica senza precedenti in tutto il mondo. In Italia milioni di lavoratrici e lavoratori subiscono la Cassa integrazione e la mobilità, mentre i dipendenti delle piccole aziende e i precari vengono licenziati alla sera alla mattina. Ora il governo e le banche, la finanza e la Borsa, affermano che la crisi è finita e la ripresa è vicina. Non è vero. La realtà è che aumentano le fabbriche a rischio di chiusura, si concentrano le produzioni e si chiudono gli stabilimenti, di nuovo si vuole delocalizzare. Centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici proprio ora rischiano il posto».
«Nella provincia di Gorizia - si legge ancora nel volantino - Eaton e Carraro rischiano di essere fortemente ridimensionate mettendo sulla strada diverse centinaia di lavoratori e le loro famiglie. Chiediamo di affrontare la crisi in maniera seria ed efficace attraverso misure concrete quali: il blocco dei licenziamenti delle lavoratrici e dei lavoratori; il blocco delle delocalizzazioni e delle chiusure degli stabilimenti; un reale sostegno al reddito per i lavoratori che sono in cassa integrazione per lungo tempo e rischiano di perdere il lavoro. Fermiamo ora lattacco alloccupazione. Vogliamo lavoro e futuro». (fra. fa.)