Fu l'ultimo a custodire il segreto della vernice della Veneziani


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di SILVIO MARANZANA


È stato l'ultimo depositario del segreto della vernice Moravia, l'antivegetivo sottomarino che per un secolo fece la fortuna del colorificio Veneziani, quello fondato dai suoceri di Italo Svevo, e divenuto famoso in tutto il mondo grazie a un mix molto triestino tra letteratura e industria. E infatti Lucio Benetti, morto nei giorni scorsi all'età di 79 anni, era anche un discendente di Livia Veneziani, la moglie di Italo Svevo.
Negli ultimi anni Benetti aveva collaborato alla realizzazione del Museo sveviano di Trieste e come ha ricordato ieri la figlia Marialaura il suo hobby principale era proprio quello di collezionare articoli di giornali e saggi che parlassero del grande romanziere triestino. Sergio Gaspari, che prima di essere suo amico gli fu compagno di classe già nella scuola elementare di via Ruggero Manna ha ricordato ieri anche il suo forte interesse per la musica classica e i concerti. «Da giovane suonava il pianoforte - ha raccontato la figlia e ha poi trasmesso a me la sua passione».
All'interno della Veneziani vernici, Benetti aveva trascorso tutta la sua vita professionale con l'incarico di capufficio e aveva deciso di andare in pensione con qualche anno di anticipo nel momento in cui la fabbrica passò in mani inglesi. «Fu l'ultimo a conoscere il segreto della famosa vernice sottomarina della Veneziani», sostiene Sergio Gaspari.
La formula della vernice Moravia che ha fatto la fortuna della Veneziani, per più di un secolo ha rappresentato uno dei segreti industriali meglio custoditi. Qualcosa di simile alla formula della Coca cola o al codice dei sistemi operativi della Microsoft di Bill Gates.
Ha raccontato Fulvio Anzellotti, il nipote di Italo Svevo scomparso nel 2001: «Al momento di introdurre gli ingredienti della vernice Moravia nella caldaia, gli operai uscivano e i familiari procedevano». Olga Moravia Veneziani, la fondatrice della società, proprio per conservare il segreto della vernice antivegetativa voleva che alcuni dipendenti fossero scelti con una selezione alla rovescia: meno svegli, curiosi e intelligenti erano, meglio andavano. Così infatti non avrebbero né potuto carpire, né raccontare le fasi salienti della preparazione dell'arcivernice che faceva scivolare le carene della navi da guerra, bloccando la proliferazione di alghe e "denti de can".
Tutti sanno che Ettore Schmitz lavorò anche per la ditta. Si recò a Londra per presentare le pitture sottomarine all'Ammiragliato britannico. Cercava un contratto, un mercato e si era preparato per tutta la notte con grande angoscia il discorso da pronunciare di fronte alla commissione di alti ufficiali e di tecnici. Ma non fu necessario che li convincesse perché la fama della vernice Moravia lo aveva preceduto nella capitale dell'Impero britannico e la flotta della più grande potenza navale dell'epoca divenne cliente della ditta triestina.
Nei due conflitti mondiali la Veneziani era riuscita a vendere la vernice agli opposti schieramenti: Italia e Austria-Ungheria, Italia e Inghilterra proprio grazie allo stabilimento poi avviato Oltremanica da Italo Svevo.
Olga Moravia, aveva fondato la ditta assieme al marito Gioacchino Veneziani nel 1863 proprio per sfruttare l'invenzione nel campo della vernice sottomarina. È risaputo che non avesse un opinione eccelsa del genero letterato. Il critico cinematografico Tullio Kezich aveva inventato alcuni anni fa un manoscritto in cui la signora raccoglieva appunti per una conferenza immaginaria su Italo Svevo e lo definiva un "traìber", cioé un impiegatuccio, con "un'aria de remenéla".
Oggi la Veneziani vernici è proprietà dell'imprenditore lombardo Fabio Valentini e ha stabilimenti a Garbagnate Milanese (si producono resine, polimeri e composti grazie a tecnologie produttive ereditate dalla gestione Bayer), Castelnuovo d'Adda e Torino (coating anticorrosivo, vernicianti protettivi, malte premiscelate, adesivi, collanti e sigillanti) mentre a Casale Cremasco è stato insediato un centro logistico.