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Di Pietro: il premier come Ceausescu

di MARCO BALLICO


TRIESTE «Silvio Berlusconi è l’evoluzione mefistofelica del craxismo. Il leader del Psi ha dovuto fare il latitante, Berlusconi fa il presidente del Consiglio». Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, legge le agenzie della conferenze stampa pre-vacanze del premier e si scatena. Parla di «regime», rispolvera Ceausescu, dice che Berlusconi «descrive un’Italia che non c’è».
Onorevole Di Pietro, Berlusconi sostiene che va tutto bene.
Figuriamoci. Berlusconi è come tutti i despoti che controllano l’informazione. Chiuso nella sua torre eburnea, vive di se stesso descrivendo una realtà virtuale.
Tutto il contrario dunque?
Tutto il contrario. La realtà è quella di un’informazione pubblica in cui è il premier a nominare i direttori, di una crisi economica gravissima, con migliaia di aziende che chiudono e conseguenti licenziamenti, di una vita privata di Berlusconi che è tutto fuorché priva di scheletri nell’armadio. Il premier, in questi suoi ritratti fantasiosi, sembra Ceausescu: racconta un mondo immaginario.
Il Paese se ne sta accorgendo?
Certo. Ma, come succede in ogni regime, nella prima fase il governo riesce ad addormentare le coscienze e a sopraffare la voglia di reagire. L’Italia dei valori cerca di promuovere proprio una presa di coscienza da parte del cittadino. Si deve rispondere prima che sia troppo tardi.
Berlusconi minimizza le sue vicende private. Avrebbe invece dovuto dimettersi?
Berlusconi non sa che cosa sono le dimissioni. Si è messo a fare politica per necessità giudiziarie. Non può smettere il ruolo attuale perché il giorno dopo dovrebbe correre dai magistrati.
Si aspetta un’uscita di scena di Berlusconi simile a quella di Craxi?
No, Berlusconi è diabolico. Non solo disprezza la giustizia, non solo tiene in vita un modello di governo basato sul sistema corruttivo, ma ha pure capito che, con il potere, si può fare le leggi per assicurarsi l’impunità.
Il rapporto con la Lega?
La Lega fa il suo mestiere da quando è nata: forte dei numeri, esercita l’antico rito del ricatto politico. In realtà esistono due modelli di Lega: quella di tutti i giorni, che adegua il suo comportamento a seconda delle convenienze e quella del fine settimana, che trasmette dichiarazioni roboanti al suo elettorato.
Ci sono responsabilità dell’opposizione per la situazione che lei descrive?
La mancata risoluzione del conflitto di interessi è stato un errore gigantesco ma è sbagliato e inutile guardare indietro. Si deve invece evitare che le cose peggiorino.
L’Idv sin dal primo momento ha denunciato i gravi rischi per la democrazia e l’economia reale del Paese.
Puntate a un ricompattamento dell’opposizione?
Sappiamo che da soli non si vince. Siamo disponibili a ricostruire una coalizione ma non per fini elettoralistici. Con un Pd connivente sulla questione morale non saranno possibili alleanze.
Che cosa pensa del Pd che va a congresso?
È un passaggio al quale guardiamo con attenzione. Ci auguriamo un rinnovamento della classe dirigente e un cambio di rotta su certe pratiche del passato e pure del presente, come dimostrano le inchieste giudiziarie di questi giorni.
Chi preferisce dei tre candidati alla segreteria nazionale?
Il problema non sono i nomi ma l’azione di distacco da quella parte dirigente che scimmiotta il modello berlusconiano.

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