Nef, il granatiere: «Unione da play-off»

di ANTONELLO RODIO


TRIESTEIl filo che unisce in questa sessione di mercato Triestina e Udinese continua a intrecciarsi sempre di più: svanito l'obiettivo Braiati (proprio ieri si è accasato al Vicenza di Maran), ecco spuntare un altro nome per il ruolo di centrocampista centrale: è quello di Viktor Boudianski, il cui cartellino è proprio dell'Udinese.
Dopo l'ingaggio del cileno Crovetto e dopo il prestito dello svizzero Nef, chissà che l'Unione non metta a segno un terzo colpo straniero proprio con i bianconeri friulani.
Boudianski, ucraino di 25 anni, scuola Juventus, in Friuli però non ha mai trovato spazio e nella passata stagione è andato in prestito prima al Lecce e poi in Russia. Ma l'esperienza non è stata fortunata ed è ritornato al mittente.
Chi invece in alabardato c'è già, è lo svizzero Alain Nef, che appena arrivato ha già messo a segno un gol nell'amichevole di mercoledì a Sutrio. Terzino destro, 190 cm che lo rendono abilissimo nei colpi di testa, dopo due ottime stagioni al Piacenza lo scorso anno Nef ha giocato poco tra Udinese e Recreativo Huelva.
Nef, cosa rappresenta per te questa nuova avventura?
«Sono molto contento di venire alla Triestina, è una nuova esperienza che mi fa felice perché purtroppo lo scorso anno ho giocato poco e per me era importante avere la possibilità di giocare di più. Non aveva senso stare lì e guardare quasi sempre gli altri giocare».
C ome mai così poche presenze a Udine?
«Bisognerebbe chiederlo al mister, che ovviamente ha il diritto di fare le sue scelte che vanno sempre rispettate. Ma va detto che l'Udinese aveva una rosa ampia e molto forte e francamente era difficile trovare posto».
Poi sei andato in prestito in Spagna.
«Sì, sono andato sei mesi al Recreativo Huelva e anche se non ho giocato molto è stata una bella esperienza: avere di fronte squadre come il Barcellona o il Real Madrid fa un certo effetto. Ma volevo tornare in Italia il prima possibile e per questo sono contento di questa possibilità. Comunque sono state tutte esperienze preziose, ora conosco la serie A e la Liga, oltre al torneo svizzero. La serie B la conoscevo già benissimo per i due anni a Piacenza».
Quali le differenze tra il calcio spagnolo e quello italiano?
«In Spagna si punta molto di più sulla tecnica, ci sono molti uno contro uno rapidi, con giocatori svelti e bravi con la palla. Naturalmente ce ne sono anche in Italia, ma qui forse si cura di più la tattica e anche dal punto di vista fisico quello italiano è un campionato molto diverso».
Quali sono le tue caratteristiche?
«A me piace fare tutto, sia rimanere coperto in difesa, sia attaccare sulla fascia, non ci sono problemi. Naturalmente dipende da cosa vuole il mister e dal modo di giocare. Ad esempio, nell'Udinese che giocava col 4-3-3, con tre attaccanti in campo mi chiedevano di stare più indietro».
Si dice che sei molto abile nei colpi di testa.
«Diciamo che me la cavo. Negli anni che ero a Piacenza ho fatto anche dei gol, cinque in tutto».
Cosa ti attendi da questa stagione?
«Spero di fare bene e che lo faccia anche la Triestina: l'anno scorso ha sfiorato i play-off, quest'anno speriamo di migliorare e magari riuscire ad agganciarli».