In ambiente bilingue il bebè ha il cervello più elastico

Nonostante abbiano solo dodici mesi riescono a cogliere le differenze strutturali presenti in suoni quali "lo-ba-lo", "mu-ba-mu" (prima e terza sillaba uguali, struttura ABA) e lo-lo-ba", "mi-mi-fu" (prima e seconda sillaba uguali, struttura AAB). E mostrano di comprenderle volgendo il capo nella giusta direzione, quella attesa dallo sperimentatore. Così si comportano i bambini cresciuti fin da piccoli in un ambiente bilingue, poiché sono già allenati a percepire le differenze strutturali o le regolarità di ritmo presenti negli stimoli verbali. Il loro cervello è più elastico rispetto ai pari monolingue, così come maggiore è la loro abilità nel selezionare e monitorare gli stimoli prendendo in considerazione solo quelli necessari in un dato istante.
È il risultato di una ricerca pubblicata nell'ultimo numero della rivista "Science" e firmata da Agnes Melinda Kovàcs- che dopo aver conseguito il dottorato in neuroscienze cognitive alla Sissa di Trieste (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) è rientrata a Budapest e lavora alla Hungarian Academy of Sciences - insieme con Jacques Mehler, direttore del Laboratorio "Linguaggio, Cognizione e Sviluppo" della Sissa.
«Per molto tempo si pensava che l'esposizione precoce a due lingue potesse creare difficoltà di apprendimento ai bambini piccolissimi, confondendoli e portandoli a mescolare regole grammaticali e vocaboli - spiega Mehler. - Invece, dagli esperimenti che abbiamo effettuato su bambini di 12 mesi, metà dei quali bilingue, emerge proprio il contrario. Chi vive immerso in un ambiente familiare dove si intrecciano idiomi diversi mostra un migliore sviluppo delle funzioni esecutive, cioè dei processi non verbali che permettono di coordinare specifiche azioni inibendone in contemporanea altre. Detto in parole semplici, i bambini bilingui scelgono con più rapidità ciò che è importante in un dato contesto espressivo e reagiscono di conseguenza».
Certo non è facile ottenere da bebé di appena un anno di vita indizi che suggeriscano il riconoscimento di una particolare struttura sillabica, inventata a scopo sperimentale. Ma Melinda Kovacs e Jacques Mehler hanno trovato il modo di insegnare ai bambini a riconoscere alcune parole, e a manifestare l'avvenuto riconoscimento. «Ogni volta che esponevamo il bambino a suoni di tipo ABA facevamo comparire un pupazzo alla sua sinistra. Se la parola era di tipo AAB il pupazzo compariva a destra. Dopo un certo numero di prove, i bambini bilingui anticipavano la comparsa del pupazzo, volgendo la testa senza sbagliare». Il risultato era simile qualunque fossero le lingue parlate dai genitori (serbo/italiano, giapponese/inglese), come a dire che ciò che conta è la varietà dello stimolo e non la sua natura.
«Quanto al reclutamento dei campioni – precisa Mehler – Trieste è il luogo ideale per l'elevata concentrazione di coppie che parlano linguaggi diversi».
Il cervello umano, però, mostra capacità di apprendimento sorprendenti ben prima dell'anno di età. In esperimenti precedenti, Mehler e colleghi hanno dimostrato che fin dalla nascita, a poche ore di vita, i neonati manifestano una preferenza per i suoni tipo AAB rispetto ai suoni ABA. «Usando una tecnica non invasiva chiamata topografia ottica (TO) abbiamo visualizzato come reagiva il cervello di questi bambini, e abbiamo scoperto che tanto più precoce è l'apprendimento della lingua seconda tanto più si attiva una medesima area cerebrale. Se l'esposizione alla lingua seconda avviene più in là nel tempo, l'area della lingua madre e di quella acquisita non coincidono più. Ora il nostro obiettivo a breve termine sarà studiare un gruppo di bambini di età compresa fra i 3 e i 7 mesi, sempre con l'aiuto della TO, per confermare in epoca più precoce quel che abbiamo scoperto sul gruppo di bimbi di un anno di età».
Cristina Serra