ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

LA MADRE DI TUTTI GLI AFFARI: «SILVIO BERLUSCONI BRIDGE»

Per gentile concessione pubblichiamo un brano da ”Il termitaio” (Rizzoli).

di ALBERTO STATERA


Antico sogno il ponte sullo Stretto di Messina, o piuttosto incubo, fin dai tempi delle guerre puniche, rispolverato nei primi anni Quaranta quando Benito Mussolini, che non amava i siciliani , ripeteva: «È tempo che finisca questa storia dell’isola, dopo la guerra farò costruire un ponte tra il continente e la Sicilia».
Alla vigilia delle elezioni del 2001, Berlusconi aveva fatto realizzare un grande plastico del ponte che mostrava a chiunque andasse a trovarlo ad Arcore, spiegando che l’opera sarebbe stata «un grande set cinematografico», che sarebbero venuti a vederla da ogni angolo come l’ottava meraviglia del mondo. Durante il suo quinquennio di governo non riuscì a realizzare le grandi opere promesse nel Contratto con gli italiani , ma varò l’appalto del ponte, il più ricco mai lanciato in italia, la madre di tutti gli appalti aggiudicata all’Impregilo dei soliti Ligresti, Gavio e Benetton. Con modalità alquanto discutibili.
Bettino Craxi ci aveva provato nel 1985, quando garantì: «Il ponte si fa». Chiamò a testimone proprio Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, che confermò: «Il ponte si fa».
A fine febbraio 2009 il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli e il nuovo presidente dell’Anas Pietro Ciucci, che fu per anni al vertice della società Stretto di Messina, hanno annunciato il passaggio alla progettazione definitiva e a fine estate 2010 l’apertura dei cantieri. Con l’apertura dei cantieri - ha detto Ciucci a ”Repubblica” - «credo che il processo sarà irreversibile». Brutta parola «processo», visti i precedenti dell’A3 sulla quale si addensano decine di inchieste. I dubbi finanziari e delinquenziali, oltre a quelli tecnici e ambientali, sono tutti irrisolti.
Si faccia o non si faccia, e posto che, se si farà davvero, lo vedranno i nostri nipoti, il ponte è percià un’altra cosa. È una rappresentazione prototipica, un sogno in rapporto di somiglianza con la realtà, un’icona alla grandeur di un Paese sfibrato dalla politica e dal malaffare. E una metafora piccolo-borghese per chi rimpiange la grande tradizione dell’Italia di provincia.
Un sogno di grandeur a spese dello Stato e anche un grande affare per i subappalti in un territorio ad alta densità mafiosa. Le cosche sono già pronte. Ottima premessa, dopo il crollo dell’ospedale dell’Aquila nel terremoto di aprile 2009, costruito proprio dall’Impregilo e inaugurato nel 1999.
Ma, nonostante tutto, vedersi intitolare, se mai ci sarà, l’«ottava meraviglia del mondo», come chiedeva Stefania Craxi per il padre, vale ben più della Cascinazza, di un mausoleo firmato Cascella nel parco di Arcore e persino dell’Expo di Milano. «Silvio Berlusconi Bridge».