LA MADRE DI TUTTI GLI AFFARI: «SILVIO BERLUSCONI BRIDGE»
20 giugno 2009 —
pagina 23
sezione: Cultura - Spettacolo
Per gentile concessione pubblichiamo un brano da Il termitaio (Rizzoli).
di ALBERTO STATERA
Antico sogno il ponte sullo Stretto di Messina, o piuttosto incubo, fin dai tempi delle guerre puniche, rispolverato nei primi anni Quaranta quando Benito Mussolini, che non amava i siciliani , ripeteva: «È tempo che finisca questa storia dellisola, dopo la guerra farò costruire un ponte tra il continente e la Sicilia».
Alla vigilia delle elezioni del 2001, Berlusconi aveva fatto realizzare un grande plastico del ponte che mostrava a chiunque andasse a trovarlo ad Arcore, spiegando che lopera sarebbe stata «un grande set cinematografico», che sarebbero venuti a vederla da ogni angolo come lottava meraviglia del mondo. Durante il suo quinquennio di governo non riuscì a realizzare le grandi opere promesse nel Contratto con gli italiani , ma varò lappalto del ponte, il più ricco mai lanciato in italia, la madre di tutti gli appalti aggiudicata allImpregilo dei soliti Ligresti, Gavio e Benetton. Con modalità alquanto discutibili.
Bettino Craxi ci aveva provato nel 1985, quando garantì: «Il ponte si fa». Chiamò a testimone proprio Romano Prodi, allora presidente dellIri, che confermò: «Il ponte si fa».
A fine febbraio 2009 il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli e il nuovo presidente dellAnas Pietro Ciucci, che fu per anni al vertice della società Stretto di Messina, hanno annunciato il passaggio alla progettazione definitiva e a fine estate 2010 lapertura dei cantieri. Con lapertura dei cantieri - ha detto Ciucci a Repubblica - «credo che il processo sarà irreversibile». Brutta parola «processo», visti i precedenti dellA3 sulla quale si addensano decine di inchieste. I dubbi finanziari e delinquenziali, oltre a quelli tecnici e ambientali, sono tutti irrisolti.
Si faccia o non si faccia, e posto che, se si farà davvero, lo vedranno i nostri nipoti, il ponte è percià unaltra cosa. È una rappresentazione prototipica, un sogno in rapporto di somiglianza con la realtà, unicona alla grandeur di un Paese sfibrato dalla politica e dal malaffare. E una metafora piccolo-borghese per chi rimpiange la grande tradizione dellItalia di provincia.
Un sogno di grandeur a spese dello Stato e anche un grande affare per i subappalti in un territorio ad alta densità mafiosa. Le cosche sono già pronte. Ottima premessa, dopo il crollo dellospedale dellAquila nel terremoto di aprile 2009, costruito proprio dallImpregilo e inaugurato nel 1999.
Ma, nonostante tutto, vedersi intitolare, se mai ci sarà, l«ottava meraviglia del mondo», come chiedeva Stefania Craxi per il padre, vale ben più della Cascinazza, di un mausoleo firmato Cascella nel parco di Arcore e persino dellExpo di Milano. «Silvio Berlusconi Bridge».