«Anche le Fiamme gialle sono a rischio amianto»

«Non pensavo che anche i militari della Guardia di finanza fossero a rischio amianto, è stata l'esperienza triestina che ci ha reso consapevoli del rischio»: così l'avvocato Ezio Bonanni, pioniere nella difesa e tutela degli esposti amianto, si è espresso nella conferenza "Amianto a Trieste: anche le fiamme gialle possono spegnersi", organizzata ieri dal Movimento finanzieri democratici.
«Il mio primo cliente a Trieste – racconta Bonanni – fu un maresciallo purtroppo deceduto per mesotelioma della pleura. Ora sto seguendo qui molti altri casi di fiamme gialle, alcuni anche affetti da patologie legate all'amianto». Secondo i relatori, tra i quali il presidente dell'associazione esposti amianto Aurelio Pischianz e l'ex colonnello della finanza Vincenzo Cerceo, centinaia di finanzieri sarebbero entrati in contatto con la fibra cancerogena lavorando nei porti e nelle ferrovie: «Il lavoro di dogana – dice Bonanni – e in particolare la pesatura delle merci, sono situazioni di potenziale esposizione all'amianto».
«Negli ultimi anni circa centoventi fiamme gialle hanno presentato istanza al comando regionale di Trieste per avere il loro curriculum di lavoro – racconta Lorenzo Lorusso del movimento – da presentare all'Inail per l'istruzione della pratica di indennizzo, senza però riuscire a ottenerlo». Il movimento dei finanzieri democratici denuncia la presenza dell'amianto in varie forme sui luoghi di servizio della guardia, tra questi la zona del porto di Trieste e la sede del comando regionale: «Ancora nel 2007 abbiamo fatto istanza al comando regionale per avere accesso al fascicolo sulla presenza d'amianto sui luoghi di lavoro – prosegue Lorusso -, ma ci è stato risposto che non esiste documentazione al riguardo. Abbiamo saputo però dall'ufficio del genio civile di Trieste che nella sede stessa del comando è stato effettuato un bonifico».
Del problema si è occupato anche l'avvocato Bonanni: «Nella corrispondenza avuta con il comando regionale – spiega – mi è stato detto che nelle sedi della finanza non è stata rilevata un'esposizione superiore ai limiti di legge. Per quel che riguarda altri luoghi di servizio, mi hanno risposto che i finanzieri non manipolavano l'amianto. Ma la fibra non ha livelli sotto i quali non c'è rischio e anche poche tracce arrecano danno: non è necessaria la manipolazione per avere esposizione». Il prossimo passo del movimento finanzieri democratici è la rivendicazione in sede legale dei vantaggi previdenziali che la legge prevede per gli esposti all'amianto: «Singoli finanzieri hanno fatto ricorso straordinario al Capo dello stato – dice Lorusso -, ma i loro ricorsi sono ancora pendenti. Con l'assistenza dell'avvocato Bonanni, intendiamo dare il via a un'azione legale che porti al conferimento del beneficio di risarcimento agli esposti».(gi.to.)