Storia di Paolo Salem l'ebreo fascista che fu podestà a Trieste

Al "podestà picòn", Enrico Paolo Salem, podestà di Trieste dall'ottobre del 1933 alla fine di agosto del 1938, è dedicato il volume che lunedì prossimo 15 giugno, ore 17.30, viene presentato nella sala conferenze dell'Urban Hotel, Androna Chiusa 4 a Trieste.
L'incontro è organizzato dall'Associazione Italia Israele e prevede gli interventi di Silva Bon, l'autrice, di Anna Maria Vinci dell'università di Trieste e di Dario Mattiussi, segretario del Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale "Leopoldo Gasparini" di Gradisca, editore del libro intitolato "Un fascista imperfetto, Enrico Paolo Salem, podestà ‘ebreo' di Trieste" (edizioni Centro ‘Gasparini', Gradisca 2009, pagg. 144., s.i.p.).
"Non fu, si badi, un podestà qualsiasi, - scriveva Lino Carpinteri un paio d'anni fa sul Piccolo - perché a lui è legato il rinnovamento urbanistico del centro storico, con conseguente demolizione di gran parte della Città Vecchia, tanto che un verseggiatore dialettale ultrafascista ne esaltò l'operato in venti quartine. Eccone un paio: ‘Dito e fato, el picòn el meti in opera. / I protesta? No ‘l senti de ‘sta recia. / Devi sparir le case in zità vecia / Adesso el nostro podestà se ocupa / de riportar al sol del Novezento / el Teatro Romano, un monumento / de patria storia e de romanità'".
Il volume di Silvia Bon ripercorre la storia personale di un ebreo geniale che nel cuore del fascismo si ritrova a capo di una città che all'epoca è una delle capitali finanziarie d'Europa. Nello stesso tempo viene ripercorsa la storia della sua famiglia, riscoprendo almeno due secoli di scambi su mezza Europa, ma anche quella della città che proprio in quegli anni torbidi di tempeste pur toccava l'apice della sua fortunata parabola commerciale.
Enrico Paolo Salem nasce a Trieste nel 1884 da una famiglia che era arrivata in città un secolo e mezzo prima. Il primo Salem giunge da Amsterdam alla metà del 1700. La famiglia si occupa di traffici. Genera diversa figliolanza. Devolve da subito notevoli aiuti economici all'Istituto dei poveri cattolici, un atto di apertura a non-correligionari in linea con il rispetto delle leggi di coesione fra élites pur di religione diversa. La famiglia Salem, dallo scorcio finale del ‘700 sino alla prima metà del ‘900, gestisce un capitale diversificato su livelli internazionali ma accetta di buon grado le regole di integrazione in una città che si sta sviluppando privilegiando l'accoglienza cosmopolita in nome del comune bene economico. In quest'ottica, nell'attesa del 1918, il segno dell'ebraicità non stona con l'adesione ai sentimenti nazionali italiani. Enrico Paolo Salem cresce nel solco italiano irredentista, vanta esperienze bancarie/finanziarie, persegue un impegno pubblico cittadino, è volontario in guerra nell'esercito italiano.
Alla fine della Grande guerra Trieste cambia storia. Le scelte territoriali sono decise dal Trattato di pace. La città però deve scegliere fra lo squadrismo "rivoluzionario" dei Giunta e la salvaguardia dei grandi potentati economici triestini di matrice liberal-nazionale. Le due anime in lotta all'interno del fascismo triestino trovano un compromesso nella figura di Salem, combattente della Grande guerra, fascista dal 1921 e nello stesso tempo esponente del mondo finanziario. Si muove subito, Salem. Comincia con i lavori pubblici, classico deterrente alla disoccupazione. Lavori pubblici come risanamento e come abbellimento della città. Ecco l'elenco delle "opere imprescindibili": "La Tripperia e Frigorifero per le carni, il Mercato all'Ingrosso e al minuto per frutta e verdura, la Costruzione di un nuovo bagno popolare, la Costruzione di case per i senzatetto". L'edificazione, diceva, di "una città nuova".
Enrico Paolo Salem, il podestà, è figlio di un matrimonio che secondo le leggi razziali del 1938 viene considerato matrimonio misto: madre "ariana", ascendenza paterna "ebraica", nonostante prestigio secolare ed eredità economica. Salem dà le dimissioni il 10 agosto 1938. Un mese dopo, il 20 settembre, Benito Mussolini in piazza Unità ufficializza le persecuzioni antiebraiche.
Sandro Scandolara