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L’Esercito punta sui professionisti-soldato Riservisti saranno sempre più «stile Usa»

TRIESTE Sempre più «stile Usa» le Forze di completamento dell’Esercito italiano, delle quali la Riserva Selezionata costituisce, dal 2001, il «fiore all’occhiello». Si tratta, in quest’ultimo caso, del bacino di professionisti, e in misura minore di ex ufficiali di complemento dallo stesso livello professionale, che pongono a disposizione della Forza armata le loro capacitià specifiche, troppo onerose da fare acquisire e mantenere tra il personale in servizio permanente, venendo se necessario richiamati in Italia o nelle missioni all’estero.
Ormai sono quasi 500 e se tra loro si trova anche l’interprete di cinese e vietnamita come la sottotenente napoletana Carolina Orsini o l’agronomo di Cividale tenente Demis Ermacora, di una famiglia di conosciuti vinificatori, ingegneri e architetti, medici e psicologi, avvocati e consulenti legali sono i professionisti più rappresentati. In oltre 200 sono stati richiamati a Palermo per una «convention» di due giorni, la 3.a Sessione informativa sulla Riserva Selezionata, occasione di dibattito e di bilancio. I vertici della Forza armata hanno ormai una mentalità moderna e flessibile, che cozza però con legislazioni carenti o inadeguate, spesso sorpassate. La strada per le forze di riserva tuttavia è già intrapresa: si abbandonano i reggimenti e le divisioni «fantasma», allestite solo sulla carta nei piani di mobilitazione della Guerra fredda per orientarsi su reparti di minori dimensioni formati da personale di ogni rango, volontari di truppa, sottufficiali e ufficiali non in servizio permanente ma da richiamare in maniera organica. Contando così su un’innegabile maggiore coesione, affiatamento e standardizzazione dell’addestramento, tutti presupposti per una migliore efficacia operativa. Alcuni riservisti sono stati chiamati per stendere una relazione tecnico-legislativa sulle misure da adottare per incentivare l’ingresso e la partecipazione nella Selezionata, tutelarne giuridicamente i componenti e al contempo «compensare» aziende e datori di lavoro per la temporanea assenza del professionista-soldato. Tra le proposte sgravi fiscali alle imprese, compensazioni monetarie ai liberi professionisti, esenzioni dagli «studi di settore» per l’anno in cui s’indossa l’uniforme.
Pier Paolo Garofalo