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L’Aquila, un caso di tbc nelle tendopoli

L’AQUILA Dopo i disagi nelle tendopoli, avanza il rischio di emergenza sanitaria dopo che un caso di tubercolosi è stato riscontrato nel campo di Pizzoli. Tre giorni fa i medici avevano visitato un trentenne, romeno, che vomitava sangue. Sono state disposte analisi e ieri si è avuto il risultato dal centro di prevenzione malattie respiratorie dell’ospedale dell’Aquila. Il malato, trasferito prima all’ospedale da campo San Salvatore dell’Aquila e poi in un ospedale romano, continua ad essere tenuto sotto osservazione in modo da non creare pericoli per la salute degli altri. Le autorità sanitarie escludono qualsiasi pericolo di contagio, ma per maggiore tranquillità degli ospiti della tendopoli, i medici continuano a tenere sotto osservazione tutti coloro che, nella tenda o fuori, sono stati in contatto con l’uomo. «Non ci sono pericoli di contagio». È il direttore del dipartimento di prevenzione della Asl dell’Aquila, Giuseppe Matricardi, che tranquillizza, anche se le condizion i nelle tendopoli che accolgono i terremotati dell’Aquila diventano sempre più pesanti e difficili, con il caldo soffocante (oltre trenta gradi dentro le tende), promiscuità forzata, condizioni igieniche inevitabilmente approssimative. E comincia a preoccupare i medici anche la situazione sanitaria nelle tendopoli, a partire dai virus gastrointestinali che si stanno propagando. Questi virus che hanno come sintomi vomito e diarrea, si sono diffusi in pochissimo tempo favoriti dalla promiscuità di queste persone che se li passano l’uno con l’altro.