di LAURA BLASICH
Non far calare il silenzio sulle difficoltà della loro fabbrica, perché in un anno di chiusura le possibilità di una dismissione totale si alzano. Soprattutto se quanto si produce è legato al mercato dellauto, in piena crisi. È questa la priorità per i cassintegrati della Eaton Automotive, che ieri hanno incontrato il segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, hanno avviato un coordinamento con i lavoratori delle altre aziende in crisi della regione e organizzato un concerto per sabato a Turriaco, paventando tagli, peraltro non confermati dallazienda di 100-150 posti.
Poco prima il segretario nazionale di Rc aveva incontrato allesterno dello stabilimento Fincantieri anche i rappresentanti dei lavoratori della Fiom-Cgil, che non considera affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo, sottoscritto da Uilm, Ugl e Fim. Nazionale, perché a livello locale i metalmeccanici della Cisl hanno bocciato in modo quasi monolitico laccordo del primo aprile con Fincantieri. In ballo, in questo caso, come ha sottolineato ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu Moreno Luxich, cè una battaglia di dignità e democrazia, oltre che sul salario, perché i 1500 euro del premio di efficienza legati al recupero di 20 punti di produttività sono «inarrivabili», secondo lorganizzazione sindacale. I rappresentanti della Fiom hanno spiegato i motivi della propria contrarietà allaccordo sul nuovo contratto integrativo, sottolineando la scarsa chiarezza della società in materia di appalti e di carico di lavoro. «Per quel che riguarda la Borsa, credo che tutti, per come sono andate le cose, dovrebbero dire grazie la Fiom», ha inoltre tenuto ad aggiungere il coordinatore Luxich. Il segretario nazionale di Rc ha dato tutto il suo appoggio «a questa battaglia per la democrazia e il salario». «La logica di continuare a costruire la produttività sul costo del lavoro - ha detto Ferrero - è allorigine della crisi economica. Come Rifondazione pensiamo che mantenere alti i salari sia lunico modo invece per uscirne».
Per i cassintegrati della Eaton Automotive invece i problemi di salario stanno tutti in una busta-paga che al massimo arriva agli 800 euro a causa della Cigs. «Il nodo di fondo sta però soprattutto in un futuro con il punto di domanda - hanno spiegato alcuni lavoratori nella sede di Rc al segretario nazionale del partito Ferrero -, perché non sappiamo se alla fine dellanno di Cassa straordinaria torneremo a lavorare. E se lo faremo, la possibilità è che la fabbrica riapra, ma con 100-150 esuberi. Lazienda non lha dichiarato ufficialmente, ma i numeri sono questi». Un quadro aggravato, come ha aggiunto Alessandro Perrone, dipendente dello stabilimento e consigliere provinciale del PdCi, dallinvestimento plurimilionario che Eaton ha effettuato in Polonia, ampliando un ex stabilimento Fiat fino a una capacità produttiva di 50 milioni di valvole contro i 27 milioni raggiunti da Monfalcone. «Ed Eaton, come abbiamo potuto constatare in questi anni - ha rilevato Perrone -, non si è fatta troppi scrupoli nel chiudere gli stabilimenti di Rivarolo Canavese e Massa. A Monfalcone il metodo non è stato lo stesso credo anche per le iniziative che siamo riusciti a mettere in campo». Su questa strada i lavoratori di Eaton hanno intenzione di proseguire: è stato avviato un coordinamento con le altre aziende in crisi e sabato sarà la volta di un concerto a Turriaco, allex Arci.
Nel frattempo, però, ha denunciato Perrone, non sono partiti, nemmeno per gli ex lavoratori di Ineos Films, i corsi di formazione sostenuti dalla Regione, che avrebbero dovuto rappresentare un'integrazione al reddito dei cassintegrati. «Ci dicono che non ci sono i fondi e così assistiamo a un rimpallo tra Regione e Provincia», ha aggiunto. «Rifondazione dà la sua massima disponibilità a sostenere iniziative - ha detto Ferrero - che devono essere coordinate per poter effettuare pressioni sugli enti locali e quindi sul Governo, costringendolo a impegnarsi sul fronte del lavoro». Rc presenterà inoltre in Regione, ha spiegato il consigliere regionale del partito Roberto Antonaz, un disegno di legge per impedire le delocalizzazioni facili, magari sostenute da fondi pubblici.