Dopo settant'anni celebrato un matrimonio in sinagoga

La cerimonia è durata appena un quarto d'ora ma fa già parte della storia della città. Ieri pomeriggio, a Gorizia, si è celebrato un matrimonio ebraico. Non accadeva da una settantina d'anni.
In mezzo, una guerra mondiale, la Shoah e un lungo periodo di tempo durante il quale la sinagoga è rimasta abbandonata a se stessa. A convolare a nozze, subito dopo la minha, la benedizione pomeridiana, Manuel Osmo e Shelly Peri, entrambi di Tel Aviv. Manuel, però, nel cuore ha Gorizia. E lo ha detto chiaramente. «Sono nato qui, anche se poi, ho vissuto a Trieste. La sinagoga di via Ascoli mi è sempre piaciuta molto e qui ho fatto il barmitzvà (la cerimonia, estremamente significativa, con la quale gli ebrei varcano dell'età adulta, ndr) - ha raccontato qualche minuto prima del sì -. Sposarmi in questo tempio corona un desiderio molto forte che nutrivo dentro di me».
Responsabile commerciale per un'azienda attiva nel settore delle cermiche lui, assistente sociale lei, Manuel e Shelly, si sono promessi amore eterno poco dopo le sedici, davanti al rabbino di Trieste David Margalit. A stare loro vicino una piccola folla di amici e parenti, molti dei quali giunti apposta da Israele, e il direttivo dell'associazione Amici di Israele, con i quali Manuel, che ha lasciato l'Italia per Tel Aviv 13 anni fa, non ha mai perso i contatti. Lo scambio degli anelli, come da tradizione, è avvenuto sotto un baldacchino, realizzato peraltro dallo stesso Manuel, che poi i due sposi hanno donato alla sinagoga di Gorizia e che potrà essere utilizzato in futuro da altri sposi. Quindi, la canonica rottura da parte dello sposo con il piede di un bicchiere di vetro, per scacciare la malasorte dal matrimonio.(n.c.)