Addio al grafico «Eronda», maestro di design creativo

È scomparso in questi giorni a Trieste Mario De Donà, più noto come «Eronda», grafico e designer, di origine cadorina, che negli ultimi anni aveva scelto Trieste come sua residenza. Era nato nel 1924 a Treviso, da padre lorenzaghese e madre trevigiana. Aveva studiato a Belluno e poi all'Istituto d'arte di Venezia, nella sezione «Illustrazione del libro». Già nel 1940 aveva iniziato a pubblicare disegni su giornali e riviste conseguendo, nel 1942, il terzo premio nazionale, mentre era ancora studente, ai Ludi Juveniles di Firenze.
Diplomato Maestro d'Arte e abilitato al Magistero, dal 1944 al 1954 aveva insegnato materie artistiche nelle scuole statali. La sua prima personale, a Belluno, intitolata «Figurine diaboliche infernali di scheletri e fantasmini» è datata 1944. Nei dieci anni successivi espose più volte in alcune città del Triveneto, compì viaggi di studio a Vienna, Parigi e Firenze, mentre fu docente nei corsi sperimentali di disegno didascalico e rappresentativo alla «Gabelli», dov'era stato chiamato dall'ispettrice Pierina Boranga.
Alla fine degli anni '50, Eronda cominciò a dedicarsi al design creativo industriale architettonico e, nel 1960, presentato da Bruno Munari, espose a Milano e s'avviò sulla strada del collage. Nei due decenni '60 e '70, Eronda espose in molte città italiane ed europee, partecipando a vari concorsi e festival. Tra gli altri eventi va ricordato l'allestimento e il catalogo della grande mostra di Dino Buzzati all'auditorium di Belluno nel 1967. Due anni più tardi vinse il «Dattero d'oro» a Bordighera, nel 1971 trionfò a Montreal, nel 1972 ad Abano per il minifilm d'animazione, nel 1977 all'Old Vic di Londra. Nel 1985, alla Crepadona, presentò un'importante retrospettiva, con la pubblicazione della «Ency-Clopedia Grafica», una vita di copertine e pagine sparse. Nel 1991 vinse il premio speciale della giuria a «Umoristi a Marostica», dove seppe ripetersi l'anno successivo con le strips e il cartoon tematico e nel 1994 rese omaggio a Fellini alla Biennale dell'umorismo d'arte di Tolentino. Nel 1995 espose le sue opere a Ulm nel centenario del cinema.
Chiusa la professione, qualche anno fa si ritirò a Trieste con la moglie Anna, ma continuò a produrre immagini con raro senso dell'humour.(u. s.)