giovedì 29.07.2010 ore 20.13

ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

Senza Titolo

Il Palazzo Werdemberg, che ospita quella che per antonomasia è la Biblioteca di Gorizia, si situa senz’altro nel novero degli edifici più importanti della città, sia per la funzione essenziale che vi si svolge, sia per la sua architettura. Il complesso acquista l’attuale aspetto nel 1649, grazie al cospicuo finanziamento del barone Verda von Werdenberg, dal quale l’immobile prende il nome, per essere adibito a Seminario gesuitico in luogo della sede ormai ristretta di via San Giovanni del 1615, donata questa dal barone Vito di Dornberg, dopo la cacciata dell’Ordine dai territori della Repubblica di Venezia. Sobrio e semplice, il palazzo caratterizzato dal triplo ordine di loggiati prospettanti le corti interne e dalla grande ricchezza degli stucchi, bellissimi, alla sommità dello scalone e di probabile realizzazione di Giovanni Pacassi, padre dell'architetto Nicolò, si mostra nella attuale veste, conseguente alle imponenti opere di ristrutturazione iniziate nel 1988 e concluse nel 1995, eseguite con rigore e rispetto per la struttura antica. Nella cartolina che pubblichiamo di Paternolli del 1934, stampata a Milano presso lo stabilimento Cesare Cappello, si vede l’atrio d’ingresso come si presentava nel periodo tra le due guerre. Osservando l’immagine quello che colpisce maggiormente è lo scomparso cancello in ferro che separava dalla corte ma non dalle intemperie, il bel pavimento in seminato alla veneziana e il portale in pietra d’accesso allo scalone, conservati. Colpiscono poi le travi del soffitto, ricoperte oggi da uno strato d’intonaco ma che potrebbero essere facilmente riportate in vista, come potrebbe essere rifatta la decorazione delle pareti nel disegno a finti conci lapidei, elegantemente disposti su fasce dalle diverse dimensioni. Soppresso l’Ordine dei Gesuiti da Maria Teresa, l’edificio con la sua biblioteca passa nel 1780 ai Padri Pianisti, fino alla occupazione francese del 1810. Con la restaurazione asburgica, diventa una delle sei biblioteche degli studi della Monarchia, aperta al pubblico nel 1825, conservando fino al 1914 il nome e le funzioni di Biblioteca regionale del Litorale, l’antico nome che indicava la Venezia Giulia. Poi la Grande Guerra e la biblioteca riapre nel 1919 come nuova Biblioteca di Stato, ribattezzata Governativa nel 1925, ospitando ancora dalla fine dell’800 la Biblioteca Civica del Comune di Gorizia. La Biblioteca, che dal 1967 si chiama Statale Isontina, è nota a generazioni di studenti e ricercatori, goriziani e non, che l’hanno frequentata con passione, anche per la grande disponibilità e l’attenzione sempre prestata dagli addetti. Inoltre, è uno dei punti di riferimento più prestigiosi per la presentazione di iniziative artistiche. Diego Kuzmin

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • il Piccolo

    Senza Titolo

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006