02 aprile 2009 —
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sezione:
Trieste
«La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non le comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà. Perché la giustizia funzioni è necessario che cambi questo rapporto». È possibile che questa aspirazione diventi realtà? Come può nascere da questo cambiamento una società migliore?
Ce lo spiega
Gherardo Colombo, figura di primo piano del mondo del diritto, che domani, alle 18.30, sarà al
Centro Veritas per presentare il suo nuovo libro, «Sulle regole». Lopera invita a riflettere su un argomento di grande attualità e profondo coinvolgimento civile e morale. In Italia spesso si sente parlare e si parla di una giustizia «malata», di un'amministrazione della giustizia lenta e corrotta, di violazione sistematica delle leggi, di mancanza di legalità. Si ha la sensazione di vivere in un paese dove, sotto l'apparenza delle leggi uguali per tutti, trionfano in realtà il sotterfugio, la furbizia, la forza, la disonestà, un paese dove coloro che rispettano le leggi formali vengono scavalcati ogni giorno da coloro che le infrangono.
Secondo Gherardo Colombo esiste un solo modo per uscire da questa sconfortante e drammatica situazione: riscoprire il senso profondo delle regole che stanno alla base della convivenza civile, ritrovare il punto di riferimento ideale, dei valori di base, cui si ispira la distribuzione di diritti e doveri, opportunità e obblighi, libertà e limiti di ogni individuo. Il rispetto dei valori della persona è la strada da percorrere, indicata anche dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, che prospettano un modello di convivenza orientato al riconoscimento e alla valorizzazione dell'altro. Una società «orizzontale», la definisce Colombo, «che prevede una distribuzione omogenea dei carichi e delle possibilità, dei doveri e dei diritti in particolare quelli fondamentali, vale a dire quelli che garantiscono la base per un'esistenza dignitosa e il presupposto per l'emancipazione dell'individuo».
Questo modello si contrappone al modello «verticale», basato sulla gerarchia e la competizione, uno schema imperante fino all'altro ieri della storia, che privilegia pochi potenti, ricchi, influenti a discapito della moltitudine dei cittadini. «Se la società è davvero organizzata in modo orizzontale - scrive Colombo - le spinte e le occasioni per violare le leggi sono assai più limitate». Se i diritti di base sono tutelati, la devianza infatti è meno diffusa, e possono prosperare il dialogo, il confronto e la responsabilità, a vari livelli: politico, professionale, civile e amministrativo.
Gherardo Colombo ha lavorato in magistratura dal 1974 al 2007. Ha condotto o collaborato a inchieste celebri come la scoperta della Loggia P2, il delitto Ambrosoli, Mani pulite, i processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme. A metà febbraio 2007, a 15 anni dall'inizio di Tangentopoli, si è dimesso dalla magistratura.