«Difficile competere con gli sloveni»

Al posto del titolare del negozio di alimentari, che elargiva consigli e magari un cordiale saluto di buona giornata, adesso c'è una macchina impacchettatrice, o una bilancia elettronica, sulla quale indicare il numero corrispondente alla frutta acquistata, che traduce il peso in costo, emettendo lo scontrino. Il mondo dell'artigianato classico, quello che molti triestini hanno nella memoria, non c'è più. I tempi cambiano e, con essi, anche le situazioni professionali. La radiografia del comparto, resa nota dalla Confartigianato, si presta a questa lettura. «La figura del "botegher" sta scomparendo – spiega Enzo Angelini, presidente per il Friuli Venezia Giulia della categoria – perché la concorrenza della grandi catene di distribuzione è insostenibile da parte delle piccole botteghe. Inoltre le banche stanno stringendo i cordoni del credito e le piccole aziende stentano a reggere. Molti lasciano non appena finiscono di pagare il mutuo o rientrano del fido – conclude – e comunque, alle loro spalle, non esiste più la categoria dei garzoni, degli apprendisti che cominciavano da zero. I giovani d'oggi sono poco propensi al sacrificio».
Su un altro fronte, soffre di una situazione complessa anche il settore delle acconciature: «Fino a qualche anno fa – evidenzia Marisa Miccoli, esponente della categorie – la concorrenza esisteva solo fra colleghe di Trieste. Oggi, alla pari di quanto avviene fra i dentisti, per la benzina, per la vendita di molti prodotti la Slovenia esercita un notevole richiamo. E nel quadro inserisco anche le estetiste. Andare a Capodistria o in qualsiasi località slovena è veloce e semplice. Come numero stiamo tenendo ma il futuro è dietro l'angolo». Ancor più difficile la situazione del settore dei trasporti, il più colpito dalla concorrenza straniera: «Siamo in netta crisi – esordisce Rita Rapotez, presidente della categoria in seno alla Confartigianato – e tutto questo perché le imprese slovene che lavorano nel nostro settore, per effetto di una serie di vantaggi fiscali e di altro tipo, riescono a praticare prezzi per noi impossibili. Se non interverranno novità – conclude – la situazione si farà sempre più complessa».
Sorride invece Giorgio Giovannini, esponente degli edili: «Abbiamo un saldo attivo per quanto riguarda ingressi e uscite di imprese – afferma – però vanno fatti alcuni distinguo. Innanzitutto siamo a inizio primavera, la stagione più favorevole dell'anno e poi va considerato che molte di queste nuove aziende sono imprese individuali, messe in piedi magari da ex dipendenti di grandi gruppi del settore. Va anche fatta una considerazione in relazione all'emersione dal lavoro nero – aggiunge Giovannini – che le recenti leggi stanno favorendo».(u.s.)