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Scuole superiori, istituti «leggeri» che rifuggono sprechi e burocrazie

La tanto attesa e necessaria riforma universitaria italiana sarà capace di produrre una svolta di sostanza e non solo di forma in grado di sfornare giovani talenti all'altezza di competere con i cervelli super preparati degli studenti con in tasca un diploma di laurea conseguito nelle università straniere d'eccellenza? E quali ricadute potrebbero esserci sulle Scuole Superiori di alta formazione, la punta di diamante del sistema accademico nazionale, a cui accedono esclusivamente in base a valutazioni di merito le giovani promesse destinate a costruire il tessuto della leadership intellettuale del Paese? «La Sissa e le Scuole Superiori italiane», è stato il tema della relazione di Stefano Fantoni (nella foto a sinistra), rettore e direttore della Scuola Superiore Internazionale di Studi Avanzati di Trieste, alla serata conviviale Rotary Club Trieste Nord, presieduta da Sergio Flegar.
In Italia la rete di istituti di alta qualificazione all'interno del sistema universitario sono, compreso il centro di Miramare, sei, di cui quattro in Toscana, uno a Pavia e uno a Trieste. «La caratteristica principale delle scuole di formazione superiore, le cui origini risalgono alla tradizione dell'École Normale Supérieure napoleonica - ha spiegato Fantoni - è quella di essere delle strutture di dimensioni contenute, pertanto agili e non rallentate dai meccanismi della burocrazia; degli istituti con personale altamente specializzato il cui obiettivo primario è dare ai giovani talenti la possibilità di sviluppare le loro potenzialità attraverso la formazione e la ricerca».
Se per accedere a queste isole di alta formazione è necessario esibire un curriculum da «Beautiful mind», nelle università normali sprechi, privilegi e offerta formativa mediocre sono la ricetta che sforna laureati incapaci di sostenere la competizione con il panorama internazionale. Per il 2010 è previsto un taglio ai fondi universitari di 750 milioni: «Se lo scopo della riforma Gelmini si tradurrà in più qualità, più meritocrazia e servirà a mettere in riga agli atenei spreconi - ha affermato - sarà un passo avanti per il sistema italiano, purché vada di pari passo con una politica di ammodernamento e sostegno alle università e alle scuole superiori che fanno ricerca, altrimenti - ha concluso - perderemo credibilità a livello internazionale».
Patrizia Piccione