Tre fratelli e una strada a strapiombo sul lago

di ROBERTO CANZIANI


TRIESTE Una foresta fitta. Una strada che nessuno frequenta, con molti tratti a strapiombo sul lago. La percorre un camion, veloce. A una curva sbanda, finisce fuoristrada. I rottami, il sangue, i lamenti, il montaggio che la morte – come diceva Pasolini – fulmineamente compie di tutta la vita.
Ancora poco noto agli abitudinari del teatro, il nome di Michel Marc Bouchard ci parla di un Québec che negli scorsi decenni ha espresso scrittori davvero interessanti, di cui Michel Tremblay, con il suo "Le cognate", è il capostipite.
Ma se in quel testo era di scena una combriccola di casalinghe di Montréal, petulanti e metropolitane, alle prese con bigodini e premi delle raccolte a punti, in Bouchard e in particolare in un suo testo scritto dieci anni fa - "Il sentiero dei passi pericolosi" - la vicenda si apre invece sul paesaggio solitario e infinito del lago Saint-Jean, le sue foreste, la selvatichezza dei suoi uomini. Originario di quei posti, Bouchard è uno scrittore dell'appartenenza, vuoi per l'uso speciale della lingua franco-canadese, vuoi per il ruolo che nei suoi testi hanno quei paesaggi, quegli abitanti, quelle famiglie.
Ha un po' la tenerezza agra della dei "Segreti di Brokeback Mountain" e della gente del Wyoming questo lavoro, più settentrionale invece, in scena fino a domenica 22 marzo alla sala Bartoli per il cartellone "Altripercorsi" dello Stabile regionale. Una produzione del napoletano Nuovo Teatro Nuovo che ne ha affidato la regia a Tommaso Tuzzoli, bravo a consegnare soltanto alle parole dette, alle luci di taglio, al torso nudo di tre attori, la delicata materia di questa "tragedia stradale" che più va avanti, più si addentra tra gli alberi, più stringe la morsa intima e dolorosa dei rapporti famigliari.
Nella dinamica fisica e affettiva degli interpreti - Andrea Capaldi, Andrea Manzalini, Silvio Laviano - le parole di Bouchard trascrivono la diversa sensibilità di tre fratelli, i quali ripercorrono il tratto di strada che esattamente 15 anni prima li aveva visti testimoni, impassibili e inerti, della morte del proprio padre, tiranno, poeta e ubriacone. Ma quel fantasma inevitabile d'odio e d'amore ora sembra richiamarli, là, a quella curva a strapiombo sul lago, ad una tragica resa dei conti, anch'essa inevitabile.