LA POLEMICA

di FURIO BALDASSI


Chi fermerà la musica? Parafrasando i Pooh, un mix di proibizionismo e intolleranza che sta costringendo a chiudere o quantomeno a ridimensionare la propria attività i pochi posti aperti a Trieste in cui ancora resiste l'offerta «live». Vessati da multe pesanti e talvolta cervellotiche, controllati a vista, puniti, come vedremo, con motivazioni che spesso sfiorano il surreale, locali amati da giovani e non tirano giù i battenti o, comunque, si interrogano se sia conveniente continuare o meno.
SERRANDE CHIUSEDopo «Cibo Matto» e «Hip Hop» che già appartengono al passato, a fine marzo sarà la volta di «Etnoblog» di via Madonna del Mare, che ha scoperto sulla sua pelle la difficoltà di essere collocato in un'area divenuta improvvisamente «trendy». «Sarà un caso – commenta Paolo Rizzi, socio dell'associazione che gestisce il posto – ma noto un inasprimento verso i locali che fanno intrattenimento, e un particolare incattivirsi verso quelli che gravitano su Cittavecchia. Del resto è diventata una zona residenziale e molto cara, e chi viene a stare qui non vuole vedere gente attorno la sera. In cinque anni di attività non abbiamo cambiato niente e, soprattutto, finora non era successo niente. Non è possibile trovarsi da un momento all'altro otto pattuglie che ti controllano».
L'«Etnoblog», che negli anni si era costruito un solido seguito di soci fedelissimi, anche provenienti da fuori Trieste, passa la mano, dunque, complice una botta non da poco: verbali di contestazione, da parte della polizia, per 25mila euro almeno. «La cosa assurda, tra le varie imputateci e che sono oggetto di ricorso – sottolinea Rizzi – riguarda un manifestino di quelli colorati che pubblicizzano l'alcoltest. Ne abbiamo fatti a centinaia, li abbiamo realizzati noi per conto della stessa Azienda sanitaria e ne abbiamo tanti, in locale, ma ci è stato contestato che uno di questi, appeso a parete, aveva un angolo leggermente piegato e risultava poco leggibile!».
BAR NEL MIRINOL'eterna lotta contro la burocrazia? Anche ma non solo. Dietro c'è pure un contenzioso amministrativo che prende di mira la stessa forma in cui nascono e crescono queste strutture, e cioè quella dell'associazione culturale. «L'equivoco è proprio questo – conferma Andrea Rodriguez – e cioè la tendenza a considerarci esercizi pubblici, cosa che non siamo e non intendiamo essere, solo perché abbiamo un servizio di somministrazione di bevande per i soci». Gli esempi, pare, si sprecano. «Noi abbiamo avuto le prime visite nel marzo-aprile 2008 – racconta Rodriguez – quando tre agenti della polizia amministrativa, si sono presentati all'ingresso per ottenere la tessera di soci ma, una volta conosciute le procedure, si sono qualificati come agenti e hanno fatto tutta una serie di controlli, dicendoci che dovremmo essere molto più discriminatori nell'accettare gente all'interno. Proprio così, discriminatori». Nella seconda puntata, racconta ancora Rodriguez, le accuse diventarono ancora più vaghe e, soprattutto, «senza alcun riscontro giuridico». «Tra le cose che ci sono state "imputate" c'è l'abitudine dei soci di uscire all'aperto per bere, facendo in questa maniera, a dire loro, pubblicità all'attività di somministrazione. Allora se dopo aver bevuto si accendono una sigaretta cosa significa – ironizza Rodriguez – che dentro si vendono sigarette di contrabbando?». Tetris, «vera comunità di persone», secondo Rodriguez, per il momento resiste, pur con la spada di Damocle di una multa da 3mila euro oggetto di ricorso. «Ma anche se vinciamo – commenta amaro – chi ci restituirà mai i 7-800 euro dell'avvocato?».
IL KIT «ILLEGALE»Recordman delle multe è anche un esercizio vero e proprio come il «Gabbiano» di Riva Grumula, che di sera si trasforma in disco-bar. Nel dicembre scorso, in pieno periodo festivo, dovette anche abbassare le serrande per una settimana, con un danno economico a più zeri. Tra le «colpe» anche la mancanza momentanea di un kit per l'alcoltest. «Potete immaginare la mia contentezza– racconta il titolare Claudio Giambri – quando, fatto l'approvvigionamento di questi kit da 13 euro l'uno, che detto per inciso nessuno compra, ho dovuto anche leggere sulla confezione che i loro rilevamenti non hanno nessun valore legale. Ma allora a cosa servono, a far chiudere i locali?!?». E la lista continua, con «Tender», e altri ancora oggetti di visite recenti più o meno «pesanti».
CONTROLLI DOVUTIDagli uffici di polizia e carabinieri, delegati ai controlli, rari commenti. Tesi comunque a puntualizzare che non c'è nessun accanimento ma che, in periodi come questi in cui tematiche come terrorismo, immigrazione, stragi del sabato sera, violenze assortite si compenetrano, l'apparato di sicurezza cresce quasi in automatico, come i controlli. «Per carità – osserva ancora Rodriguez – secondo me è un discorso non solo triestino ma su scala nazionale, ho sentito molti circoli in questo periodo e tutti lamentano gli stessi problemi. Meglio non pensare comunque a una cospirazione occulta, sennò non si finisce più».
Per chiudere con una nota di speranza, «Etnoblog» riaprirà. D'estate, all'»Ausonia», in riva al mare. E poi fisso, d'inverno, in una palazzina dello stesso comprensorio. Lontano dalla case e dai rischi. Sperando che stavolta, a disturbare, non ci si mettano i gabbiani...