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Operazione taxi pulito, tolte 3 licenze

di PIERO RAUBER


Il Comune sfila a tre tassisti pregiudicati le chiavi dell’auto di lavoro, cassando come «incompatibili» le loro fedine penali. Incompatibili rispetto ai requisiti di una professione che è libera, di nome, ma è parametrata, di fatto, al rango di servizio pubblico. Si chiude così con la revoca di tre licenze - i cui titolari hanno però già presentato ricorso al Tar - una lunga inchiesta sviluppata nel corso del 2008 dall’amministrazione municipale su assist della Procura di Foro Ulpiano. Gli uffici che fanno capo all’assessore allo Sviluppo economico Paolo Rovis hanno infatti vivisezionato, e a conti fatti scremato, la lista nera dei tassisti triestini che alla fine del 2007, sulla scia di un’analoga indagine nata a Roma, il pm Federico Frezza aveva spedito a Palazzo Cheba, invitando per l’appunto l’ente che eroga le licenze a fare ordine.
LA LISTA NERA Era così spuntato un dossier con i nomi di trenta tassisti in servizio, che all’epoca risultavano condannati, con sentenza definitiva, per una gamma di reati che spaziava dalla truffa al furto, dagli stupefacenti alle lesioni personali, dalla bancarotta fraudolenta al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dall’omissione di soccorso alla guida in stato di ebbrezza. Ebbene: dopo l’incrocio tra le singole autocertificazioni, presentate dai diretti interessati nel momento in cui avevano chiesto di subentrare a una licenza, e i documenti arrivati dalla Procura, il Comune ha archiviato 27 posizioni individuali, partorendo altrettanti «nulla osta» alla continuazione del servizio.
I NULLA OSTA Il che non significa - come precisano a Palazzo Cheba - che 27 di quelle condanne non siano storia scritta. Anzi. In alcuni casi sono storia a tal punto che chi ne era stato oggetto, da giudicato, ha già scontato le relative pene, tra reclusioni, ammende e anni di interdizione dai pubblici uffici. Riabilitati, insomma, alla vita sociale dei normali. In altri casi invece, stando all’interpretazione uscita dalle stanze di Palazzo Carciotti in base al regolamento comunale sulle licenze taxi, il reato commesso da un tassista non determinerebbe alcun rischio per i clienti che salgono sul suo mezzo di lavoro: droga e alcol al volante, in soldoni, qui diventano affari ben più gravi della bancarotta fraudolenta o del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «Gli uffici - spiega a questo proposito Rovis - si sono mossi, come atto dovuto dopo l’invito alle verifiche da parte della Procura, diversificando giustamente le istruttorie caso per caso. E alla fine sono state revocate tre licenze».
IL CONTRATTACCO Ma non siamo ancora all’epilogo della vicenda. Perché i tre tassisti colpiti dal provvedimento di revoca si sono già appellati al Tribunale amministrativo regionale che ha sede proprio in piazza Unità, chiedendo l’annullamento della determina dirigenziale con cui il Comune li informava di aver tirato una riga sui loro nomi.
IL REINTEGRATO
Uno dei tre peraltro, il primo ad aver fatto ricorso in ordine di tempo, ha vinto il primo tempo della partita e si è visto riconsegnare dai giudici ammministrativi la licenza, in via temporanea, in attesa che il contenzioso sia esaminato nel merito. Esiste infatti una freschissima ordinanza con cui il Tar ha accolto la sua istanza di sospensione cautelare urgente della determina dirigenziale. Motivo? «Il ricorso - come recita la stessa ordinanza - non appare sprovvisto di fumus boni juris», in sostanza di fondatezza preliminare, «ove eccepisce l’inapplicabilità del regolamento comunale poiché i reati per i quali il ricorrente è stato condannato non comportano l’interdizione dalla professione». Reati che il documento del Tar, ancora, rimanda agli articoli 485 e 640 del codice penale: falsità in scrittura privata e truffa.
LA PRECISAZIONE Massimo riserbo - e tanto meno neanche mezzo accenno polemico - giunge nel frattempo dai rappresentanti dei tassisti. «Le situazioni e i relativi ricorsi al Tar - mette le mani avanti Alessandro Marocco, referente della categoria per la Confartigianato - sono personali, delicate e non coinvolgono in alcun modo la categoria».