LA CRISI
27 gennaio 2009 —
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sezione: Attualità
TORINO «Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa se non ci sarà un intervento del governo, è reale». L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, condivide la stima del segretario nazionale della Fim-Cisl Bruno Vitali e, a questo punto, sale l'attesa per le decisioni che verranno assunte al tavolo convocato per domani dal governo. Davanti a Palazzo Chigi ci saranno anche i lavoratori della Fiat e dell'indotto auto. Al Lingotto arriva il commissario europeo Gunter Verheugen, che incontra Marchionne e visita lo stabilimento Iveco, mentre a Mirafiori si parla della crisi nelle assemblee.
«Incentivi alla Fiat? Per quel che ci riguarda - afferma il ministro leghista per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli - mi sembra che si è già dato. Quella di mercoledì comunque è una riunione durante la quale il governo ascolterà le richieste ed i problemi legati al settore dell'auto. Raccoglieremo le proposte e dopo ne parleremo». «Dal governo - replica Marchionne - ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'Auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di fare ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia». «C'è un tavolo giustamente convocato - dice il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - per valutare le difficoltà di un grande settore e di tutta la sua filiera».
Anche gli industriali torinesi sollecitano sostegni e investimenti per il settore, «così come hanno fatto o stanno per fare tutti i Paesi che hanno produzioni autoveicolistiche». «La presidente di Confindustria condivide le nostre considerazioni», afferma il presidente dell'Unione Industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, che a Mantova ha incontrato Emma Marcegaglia per fare il punto in vista dell'incontro di mercoledì a Palazzo Chigi.
Lo stillicidio della cassa integrazione, d'altra parte, continua: le presse dello stabilimento di Mirafiori chiuderanno tre settimane, dal 23 febbraio al 15 marzo, resteranno a casa tutti i 600 lavoratori (519 operai e 83 impiegati). E aziende dell'indotto pensano di chiudere, come la multinazionale Valeo, che nel torinese ha due fabbriche con 600 dipendenti e potrebbe chiuderne una. «La crisi dell'auto è profonda e, se non ci saranno interventi da parte del governo, le conseguenze saranno pesanti per i lavoratori del settore e per l'intera economia», sottolinea il segretario generale della Uilm, Tonino Regazzi, mentre anche l'Ugl auspica provvedimenti immediati. «I lavoratori della Fiat - afferma il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - rischiano di veder aumentare la cassa integrazione perchè il governo italiano non ha ancora fatto nulla. Non aspetteremo che chiudano le fabbriche. Andremo a Roma prima, a ricordare che il lavoro dipendente le tasse le paga tutte e non si può parlare del Nord contro di loro».
La Fiat continua a lavorare sul fronte dell'alleanza con la Chrysler. Automotive News dice che le due società introdurranno sul mercato nord americano sette nuovi veicoli nell'ambito della loro partnership, di cui quattro con il marchio Chrysler e tre con quello Fiat o Alfa Romeo. I veicoli saranno prodotti negli impianti Chrysler in Nord America e venduti tramite i concessionari selezionati Chrysler, Dodge e Jeep.