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Segnali di crisi in porto: «cassa» alla Cunja, frenano auto e cellulosa

Non solo il comparto industriale ma anche il porto di Monfalcone inizia a risentire dei contraccolpi del rallentamento dell’economia mondiale. I traffici, al momento, non hanno subito riduzioni, ma si sono allungati i tempi di permanenza della merce stoccata nei piazzali a causa del rallentamento della domanda da parte delle industrie regionali, un fenomeno resosi evidente già durante lo scorso mese di dicembre e che non è scomparso, anzi si è accentuato, con l’inizio del nuovo anno. In difficoltà più accentuata c’è invece il settore dei trasporti su gomma, anche a Monfalcone. Le organizzazioni sindacali di categoria hanno infatti ricevuto la richiesta della Cunja, che solo due anni e mezzo fa ha inaugurato il suo nuovo quartier generale nella zona del Lisert, alle spalle del porto, con un investimento di 10 milioni di euro, di aprire la cassa integrazione ordinaria per 14 dei suoi autisti. La società ha domandato il massimo consentito in prima battuta per la Cigo, cioé 13 settimane, che dovrebbero essere utilizzate in modo continuativo arrivando quindi fino ad aprile.
«La cassa integrazione ordinaria si aprirà lunedì - spiega il segretario provinciale della Filt-Cgil Elio Gurtner -, ma dovrebbe comunque essere utilizzata a rotazione. È solo l’ultimo caso delle difficoltà che stanno investendo il settore in provincia, che conta già la crisi della Bertolini di Mossa e le difficoltà di un’altra impresa di Savogna».
Nel 2006, dopo oltre cinquant’anni trascorsi a operare nei trasporti su gomma, Cunja aveva puntato sulla logistica e su Monfalcone, trasferendovi il proprio quartier generale e abbandonando quindi l’area di Fernetti. A Monfalcone Cunja ha quindi investito 8 milioni di euro per la creazione del centro logistico nella zona industriale-portuale del Lisert, ai quali vanno aggiunti ulteriori 2 milioni di euro per l’innovazione tecnologica e informatica. Alla palazzina, di 2.600 metri quadri, in cui hanno sede gli uffici, si affiancano due magazzini «intelligenti» alla cui automazione sta lavorando l’Area Science Park.
Dal momento dell’inaugurazione del nuovo centro logistico, nel giugno del 2006, a Monfalcone lavora un’ottantina di dipendenti e la previsione era quella di portarli a 120-130 nell’arco di due anni. Per quel che riguarda i traffici del porto il sindacato sta monitorando con attenzione la situazione. «Il calo c’è stato», afferma Gurtner. Anche se gli operatori del porto parlano di un sostanziale mantenimento dell’attività sui livelli attuali almeno fino ad aprile.
Per la seconda parte dell’anno, invece, gli stessi operatori del porto non hanno certezze. Tenendo conto che i porti risentono solitamente in ritardo di qualche mese delle crisi dei comparti industriali, i problemi potrebbero però manifestarsi in maniera più evidente già nella prossima primavera. «Già in queste settimane, comunque, la merce rimane stoccata per periodi più lunghi nei piazzali», conferma il segretario provinciale della Filt-Cgil. Il fenomeno è facilmente visibile soprattutto rispetto al traffico di automobili, gestito dalla Cetal, società del gruppo partenopeo Grimaldi (questo settore è stato l’unico ad aver fatto segnare una sensibile crescita nel corso del 2008), e di quello della cellullosa, un’altra delle voci tradizionalmente «forti» dello scalo monfalconese, un settore che, in Italia, potrebbe risentire della disposizione del Governo nazionale di tagliare del 50% l’uso della carta in tutti gli uffici pubblici ma che risente indubbiamente anche della crisi del settore cartario, a cominciare da quella dello stabilimento Burgo di San Giovanni di Duino.
Per ora, comunque, le imprese portuali autorizzate a operare a Portorosega non stanno lamentando situazioni di tale difficoltà da potersi tradurre in un ricorso vicino agli ammortizzatori sociali.
«L’Alto Adriatico sta operando anche sui traghetti - afferma Gurtner - e quindi rimpiazzando il lavoro svolto fino alla primavera del 2008 dalle O&S. C’è però in corso una discussione con la Capitaneria di porto sul numero dei lavoratori addetti». Alla Marter il sindacato ha invece avanzato la richiesta del rinnovo dell’integrativo e il confronto rischia di non rivelarsi facile. Il porto di Monfalcone si trova in sostanza, per tutta una serie di motivi, in una situazione, sottolinea il rappresentante della Filt-Cgil, che andrebbe monitorata con attenzione. Al sindaco Gianfranco Pizzolitto il sindacato ha non a caso chiesto di farsi promotore di una Conferenza dei servizi sul porto che metta attorno uno stesso tavolo operatori, enti, istituzioni, consentendo di fare chiarezza «e delineare un futuro condiviso».
Laura Blasich