È Leonor la ragazza del ritratto di Funi

Un busto di ragazza poco più che ventenne, dal viso fresco e sbarazzino, capigliatura moderna e scomposta, abito azzurro cielo, reso diafano da uno jabot bianco, morbido come velo: chi rappresenta la fresca figura di ragazza ritratta nell'opera che dal 1954, data della sua acquisizione da parte del Museo Revoltella, è stata finora genericamente definita come «Ritratto femminile»?
È quanto Nicoletta Colombo, responsabile dell'archivio nazionale Achille Funi, rivelerà al pubblico giovedì pomeriggio, nell'appuntamento intitolato appunto «Achille Funi e Leonor Fini: un mistero svelato al Museo Revoltella». Parteciperanno all'incontro, preparatorio alla mostra dedicata all'artista triestina Leonor Fini che verrà inaugurata nel corso del 2009, l'assessore alla Cultura Massimo Greco, e Maria Masau Dan, direttrice del Revoltella.
L'opera in questione porta la firma di Achille Funi (1890-1972), affermato pittore di origine ferrarese, presto naturalizzato milanese. La sua figura era già alla fine del primo conflitto mondiale un riferimento per la nuova arte italiana, così come lo erano De Chirico e Sironi. Futurista, fu poi, nel 1922, tra i fondatori del movimento Novecento Italiano. Importante anche la sua opera di frescante e mosaicista.
La Colombo, critica milanese e autrice di molti saggi d'arte, ha scoperto dunque che la ragazza del dipinto «Ritratto femminile», è una giovane Leonor «Lolò» Fini, divenuta poi artista celebre, dalla vita avventurosa. Personalità raffinata ed eccentrica, la Fini, vissuta tra Trieste, Milano e Parigi, è una delle rare pittrici del Novecento ad aver raggiunto una fama internazionale. La sua partecipazione alla vita artistica triestina e l'abilità dimostrata nell'affrontare il linguaggio pittorico le procurarono una commessa da parte di un ministro che risiedeva a Milano e, tra il 1927 e il '28, proprio per aver accettato di eseguire i ritratti dei familiari del committente, si era trasferita a Milano. Qui frequentò l'intellighenzia ambrosiana, senza però alcun entusiasmo, soprattutto perché i giovani pittori all'epoca snobbavano le donne artiste, come lei stessa avrebbe poi rivelato. Le uniche eccezioni furono Funi e Sironi, che invece, forse per l'essenzialità del loro carattere e la parsimonia di parole, non l'avevano mai discriminata.
La conferenza sarà dunque l'occasione per far luce sui legami artistici e sentimentali tra i due pittori, esplorando anche ciò che univa Trieste e Milano. A Milano infatti, la Fini esponeva giovanissima insieme ad altri due triestini, Carlo Sbisà e Arturo Nathan; intanto Funi a Trieste realizzava l'atrio del Palazzo Ras di piazza Oberdan, insieme a Umberto Nordio, Felicita Frai e Ugo Carà.
Fu un lungo rapporto, quello tra i due artisti, generoso e disinteressato, destinato a durare anche nei tempi in cui ognuno avrebbe seguito strade diverse.
L'ingresso all'incontro sarà libero, fino a esaurimento dei posti in sala.