Niente chemio ai malati di cancro, medico sospeso

di PIETRO COMELLI


Sospeso dall'esercizio della professione per 4 mesi. È la sanzione disciplinare deliberata dall'Ordine dei Medici di Trieste a carico del dottor Giuseppe Nacci. Un provvedimento firmato dal presidente uscente Mauro Melato e diventato effettivo dallo scorso 20 dicembre dopo la decisione della Commissione centrale per gli esercenti e le professioni sanitarie che, davanti al ricorso del medico nucleare triestino, aveva ridotto la sanzione (nel 2005 erano stati richiesti 6 mesi, il massimo prima della radiazione) ora impugnabile dall'iscritto davanti alla Cassazione. Un ricorso che ad ogni modo non eviterà la sospensione fino al 21 aprile.
È una posizione molto delicata quella di Nacci a cui l'Ordine, di fatto, contesta un uso non corretto delle pratiche mediche non convenzionali. Metodi applicati dal medico su malati di cancro che, specie da fuori Trieste, si rivolgono all'ambulatorio Fisiosan di via Genova 21. Una vicenda che in parte ricorda il più eclatante «caso Di Bella» poiché Nacci per sua stessa ammissione «cura i tumori stimolando - dice - la risposta immunitaria ed evitando la chemioterapia». Una terapia metabolica che utilizza vitamine, invitando il paziente a seguire un'alimentazione corretta.
Seguendo questo filone Nacci, autore del tratto pubblicato su Internet «Mille piante per guarire dal cancro senza chemio» (tradotto anche negli Stati Uniti), ha scritto e pubblicato il libro «Diventa medico di te stesso». Ricevendo alcuni premi e riconoscimenti per la sua attività letteraria fra i quali il sigillo trecentesco della città di Trieste. Una consegna ufficiale in municipio, nel novembre del 2007, contestata dall'Ordine dei medici che informò dell'accaduto Livia Turco, all'epoca ministro della Salute, evidenziando come sul medico (già sospeso per 2 mesi) pendesse un procedimento disciplinare. A distanza di un anno l'iter ha fatto il suo corso e Nacci è stato di nuovo sospeso, ma non si dà per vinto.
«Sono preoccupato per i pazienti che ho in cura: cosa succederà adesso di loro? Fino al 21 aprile non potrò curarli», dice il medico triestino che in questi giorni ha inviato una lettera ai propri pazienti. «Causa la sospensione in atto il sottoscritto è obbligato ad abbandonarti» si legge nella missiva, accompagnata dalla sentenza sul principio della libertà terapeutica del medico, spedita a malati di tumore. I 38 casi clinici citati dal medico triestino contemplano, ad esempio, due pazienti colpiti da tumore al cervello, dieci alla mammella, tre al polmone... Si tratta di casi in trattamento, secondo quanto asserisce Nacci, e portati avanti da molti anni che avevano «un rischio di metastasi» e adesso «non presentano recidività» oppure «un residuo lesionale».
Arrivano soprattutto dal Nordest per farsi curare, ma anche da Napoli, Roma e Messina e a tutti, oltre alla lettera sulla sospensione, Nacci ha allegato il testo di un'altra missiva da inviare al Tribunale per i diritti del malato di Trieste. Un estremo tentativo di difendersi chiesto solo ai pazienti di cui Nacci è in possesso del «consenso informato scritto. Un rapporto di fiducia diretto medico-paziente».
Una metodologia sulla quale l'Ordine dei medici, che non intende rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda tranne confermare la sospensione dell'iscritto, è categorico: lo dimostra una delibera non solo inviata a tutti gli organi competenti, ma esposta anche in alcune farmacie. «Non accettano il metodo di cura e il mio orientamento, ma finita la sospensione intendo riprendere la mia attività. Questi 38 casi sono solo un decimo dei miei pazienti che in genere si fanno poi seguire dal loro medico di base - ribatte Nacci - mentre con una parte ho mantenuto un rapporto stabile. Non c'è solo la chemioterapia».