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Gli esposti amianto: «Il Comune è con noi»

Soddisfazione dell’Associazione Esposti Amianto per la costituzione del Comune di Monfalcone come parte civile all’interno del maxi-processo legato a 42 decessi causati dall’uso di amianto nel cantiere navale, che vedrà sul banco degli imputati 15 tra dirigenti ed ex dirigenti di Fincantieri. Il processo è frutto di un’inchiesta avviata e conclusa in 4 mesi dal procuratore generale di Trieste, Beniamino Deidda. Con ciò imprimendo un’accellerata, di fronte ad un ritardo giudiziario decennale.
Decisamente troppo, secondo l’Aea e i familiari delle vittime, per ottenere giustizia e dare un volto a chi è responsabile del dramma dei lavoratori. Rita Nadalino Nardi, presidente dell’Aea e prima vedova dell’amianto, ha espresso la propria soddisfazione. Il Comune aveva già tentato di costituirsi parte civile negli scorsi anni, ma non era stato riconosciuto perché il processo riguardava un singolo operaio. Allora, spiegò il giudice, l’interesse personale prevaleva su quello della comunità. Ora, invece, di fronte a molti più casi riuniti in un’unica azione penale, il processo verrebbe ad assumere una valenza più ampia. «È una grande soddisfazione - spiega Rita Nardi - un importante passo in avanti. Segno che la politica si sta interessando sempre di più alla piaga che affligge i lavoratori della Fincantieri e i loro famigliari».
La presidente dell’Aea sottolinea anche l’auspicio che il maxi processo riprenda quanto prima, arrivando a una sentenza definitiva, che riconosca le responsabilità di quanto accaduto e garantisca indennizzi adeguati alle famiglie che hanno perso i propri cari.
Duilio Castelli, fondatore e presidente onorario dell’Aea, associandosi nella soddisfazione per il risultato ottenuto con il Comune, spiega tuttavia che, per «gridare vittoria», bisogna attendere i risultati determinati da questa decisione dell’amministrazione comunale. Castelli parla anche del diverso approccio tenuto dalla magistratura sui processi legati all’amianto. A Napoli, ad un uomo che come lui è andato in pensione nel 1988, dopo anni passati a lavorare a pieno contatto con l’amianto, è stato riconosciuto un indennizzo.
A Castelli, invece, niente, pur avendo subito le conseguenze del lavoro a stretto contatto con l’amianto, da anni malato di asbestosi. La sensibilità dei politici e dei magistrati è determinata da motivazioni diverse, ha osservato, ma il caso di Monfalcone, dove ogni anno muoiono troppe persone per la stessa triste causa, non deve passare inosservato e rimanere impunito. Per questo la decisione del Comune di Monfalcone segna una svolta, il riconoscimento pubblico di un dramma sociale.
Rossella de Candia

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