Il nastro sloveno

La polemica innescata in seguito al taglio del nastro con i colori sloveni all'inaugurazione della scuola slovena Finzgar di Barcola è esagerata, pretestuosa e forse anche strumentale. Le espressioni di appartenenza culturale, linguistica e anche nazionale devono essere un fattore che avvicina nel reciproco rispetto e accettazione, e quindi non possono essere interpretati come un'offesa all'altro. I colori sloveni sono propri della comunità alla quale è destinata la scuola di Barcola, al pari del tricolore italiano che sventola sulla facciata esterna, della foto del Presidente Napolitano in ogni classe e, se vogliamo, del crocefisso come segno di appartenenza alla civiltà cristiana. Ciascuno di questi simboli accomuna, anche se poi ciascun singolo cittadino li riveste di significati e valore in misura diversa. Esprimo piena solidarietà alla prof. Bencic, vittima di una campagna denigratoria a dir poco vergognosa. Personalmente (e con il senno di poi) avrei forse adottato tre nastri congiunti, quello italiano, quello sloveno e i colori europei che li coniugano in una nuova realtà sovrastatale. Chi però, come Bandelli, si è sentito irritato per la sola presenza del nastro sloveno potrà d'ora in poi meglio capire tutti quegli sloveni che si vedono negati quotidianamente il diritto alla pari dignità della propria appartenenza, in molti casi multipla, e della propria lingua in barba alle disposizioni delle leggi di tutela, dei trattati internazionali e, non da ultimo, del buon senso.
Ricordate le magliette plurilingui della Bavisela di qualche anno fa, sulle quali qualcuno ha fatto (maldestramente) ricoprire la scritta in sloveno? A proposito: qualcuno conosce i contenuti della legge regionale 27/2001? Andate a vedere l'art. 6!
Igor Gabrovec
consigliere regionale del Fvg