Quando Trieste metteva in mostra i grandi

di FABIO CESCUTTI


Una piccola galleria il cui nome, Scorpione, era stato scelto da Mascherini e Righi - secondo i ricordi di Lojze Spacal - ma attorno alla quale ruotarono prevalentemente artisti triestini di lingua slovena, portò l'arte italiana nella Trieste del governo militare alleato. Ben prima del 1953, quando l'Università allestì la grande collettiva che premiò Giuseppe Santomaso. Nell'autunno del 1946 la mostra «Maestri della pittura contemporanea» proveniente dal prestigioso Cavallino del veneziano Carlo Cardazzo fu presentata alla Galleria dello Scorpione con opere di Casorati, Carrà, Sironi, de Chirico, Morandi, Tosi, Semeghini, de Pisis, Rosai, Campigli, Guidi, Saetti e De Luigi.
La preziosa attività fu come un lungo refolo di bora che soffiò fino al 1952 - anno di chiusura dello spazio espositivo di via San Spiridione 12/b - e che rinverdì la cultura internazionale della città guardando a Ovest e a Est senza sciovinismo. «Allo Scorpione c'era una bella vita culturale - ricorda lo scrittore Boris Pahor -, Trieste aveva un ruolo centrale nell'asse intellettuale che univa Venezia a Lubiana, ma adesso si stanno ricreando i presupposti».
Luca Massimo Barbero, che cura la rassegna «Una nuova visione dell'arte» al Guggenheim di Venezia basata sul grande collezionista-mercante-editore Cardazzo, riscopre e rilancia l'attività della Galleria dello Scorpione. Chiuse la sua esperienza con al suo attivo 93 mostre di alta qualità. Vedova espose già nel novembre 1946 seguito nel gennaio 1947 dal giovane Afro. Nel '46 fu allestita (ancora nei locali in via Ginnastica '52) una mostra di Arturo Martini che, a causa della prematura morte del grande scultore divenne la prima postuma a lui dedicata. Nel 1949 toccò ad Atanasio Soldati. Chi in quegli anni avesse iniziato a raccogliere arte contemporanea, oggi moderna essendo tutti i protagonisti scomparsi, avrebbe ora una grande collezione.
Il 21 maggio del 1947 lo Scorpione si aprì all'internazionalità con una collettiva di artisti cecoslovacchi alcuni dei quali furono accolti alla Biennale di Venezia del 1948. Nel marzo dell'anno seguente dodici artisti triestini esposero a loro volta a Praga e seguirono polemiche con i protagonisti a dover smentire che dietro l'avvenimento ci fossero intendimenti di natura politica.
La mostra «Dualità» del '95 a Palazzo Costanzi e i saggi di Fiorenza De Vecchi avevano ben ricostruito la storia della galleria. Era diretta da Frida de Tuoni, personalità intelligente e aperta, nemica del provincialismo. Dario de Tuoni che insegnava in una scuola superiore a Milano interveniva in qualità di critico e fungeva da collante con l'ambiente milanese. Su questa linea lavorava anche Spacal, grazie alle sue amicizie personali con Birolli, Cassinari e il gruppo di Corrente.
La de Tuoni affiancò a importanti nomi della pittura contemporanea anche opere di giovani artisti triestini come accadde con Alice Psacaropulo che presentò dieci disegni accanto a Carrà e de Pisis. In una città in cui erano attive la Galleria Michelazzi in via San Nicolò, la Galleria del Corso di Gennaro De Crescenzo, la Galleria San Giusto in Corso Italia e la Galleria Trieste di Mario Coscia in viale XX Settembre che non curavano l'aggiornamento artistico, lo Scorpione fu un lampo in un momento politico e economico fra l'altro molto difficile. Nel maggio del 1946 le si affiancò la Galleria della Strega del pittore Riccardo Bastianutto, aperta in via San Maurizio, ma durò poco. L'insegna della scopa che voleva spazzare l'arte salottiera ebbe poca fortuna.
A conferma invece del legame con Cardazzo, la triestina Maria Lupieri che si era avvicinata allo Scorpione espose il 22 aprile del 1948 quadri provenienti dalla sua mostra al Cavallino.
Lo Scorpione fu anche una vetrina per artisti sloveni di Trieste come Bucik, Spazzapan, Hlavaty, Cernigoj, Sirk (mostra postuma) e ancora Cesar, Spacal, Lukežic, Saksida, Grom, Cerni-goi Ursich, togliendoli dall'isolamento. Fu insomma un polo vivace e alternativo che attirò discussioni e polemiche, un club artistico libero da preconcetti.