giovedì 02.09.2010 ore 20.13

ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

La sanità soffre. Di incomunicabilità

C’è il medico arcigno, e c’è il paziente che vorrebbe raccontargli tutta la sua vita, c’è il referto paurosamente incomprensibile e c’è il familiare del malato che pensa di saperne più del dottore. A ciò si aggiunge l’aumento di terminologia inglese in campo sanitario: day hospital, day surgery, drg, nursing, budget, recovery room, country hospital, hospice, empowerment, counseling, welfare. E che dire delle sigle che spuntano a ogni minuto? Dal Cup alll’Asl o Ass, ai Pacs, dal Sui alla Uot, dalla Uoba al Fap, al Pat e al Pdz. Per fortuna la badante è rimasta tale, ma forse tra un po’ diventerà una «caregiver», e le sembrerà di salire di tono. Disastroso linguaggio, si direbbe. E così pensa infatti Alessandro Lucchini, esperto di linguaggi e di tecniche di scrittura. Milanese, nato nel 1959, dal ’91 ha aperto una agenzia di comunicazione che ha in rete 20 professionisti e che oggi alle 18 a Trieste presenterà l’ultimo prodotto: «Il linguaggio della salute. Come migliorare la comunicazione con il paziente» (edito da Sperling & Kupfer con prefazione di Umberto Veronesi, e i cui diritti saranno devoluti a Emergency). Del volume si discuterà oggi alle 18 nella sala Predonzani della giunta regionale. Vi partecipano oltre a Lucchini l’assessore alla Salute, Vladimir Kosic, Barbara Todisco, coautrice, Daniela Gerin, ginecologa dell’Azienda sanitaria, Paolo Bertagni, psichiatra, Bojana Pavicevic, mediatrice culturale, Manlio Romanelli, responsabile di Multimedia hospital, Imma Tromba del Centro antiviolenza della Provincia. Moderatore Fabio Samani, medico di medicina generale del Centro regionale di formazione per le cure primarie. «Tra medico e paziente - dice Lucchini - l’asimmetria di potere è totale, tra medico e paziente inferiore però palese, e tra infermiere e malato tende a confondersi, e in più ci sono le diverse tipologie di familiari, noi dopo un lungo periodo di ricerca in ospedali e case farmaceutiche, dopo aver analizzato referti e ’’bugiardini’’ abbiamo voluto scrivere un libro come facilitatori, mettendo ordine in questo vasto teatro con tanti attori». Prima regola, afferma Lucchini, per il medico: «Evitare il linguaggio medichese». Seconda regola, per il paziente: «Quando va dal dottore traduca in anticipo che cosa gli vuol chiedere, faccia ordine nel pensiero in modo da essere egli stesso chiaro e sintetico». Per tutti vale un consiglio di democrazia: «Il linguaggio - ricorda Lucchini - è sempre strumento di potere, chi ne ha la responsabilità cerchi sempre di mettersi nei panni del suo interlocutore». Una parte del libro mostra i problemi in campo, la seconda propone soluzioni senza trascurare il linguaggio dei giornali, i siti web degli ospedali e il vario cinema che presenta illusoriamente «medici in prima linea» assai diversi dalla realtà quotidiana. In fondo un capitolo intitolato «Funziona!» dove Lucchini e gli altri autori presentano i casi di buona comunicazione, e casi veri o storie verosimili proposte in forma di dialogo con un commento sui correttivi possibili. Alle 16, inoltre, l’autore sarà alla facoltà di Medicina per parlarne con gli studenti. (g. z.)

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006