Il quindicenne che andò a Fiume con D'Annunzio

di MARINA ROSSI Il ravennate Paolo Cavassini, appassionato studioso dei rapporti storici tra la Romagna e la sponda orientale dell'Adriatico, si impegna nella sua fatica editoriale più recente nella cura di un epistolario inedito, di straordinario interesse per la nostra città, quello di Gastone Canziani, confluita nel volume «Gastone Canziani, A Fiume con D'Annunzio. Lettere 1919-1920», a cura di Paolo Cavassini(prefazione di Salvatore Lupo, Longo Editore, pagg. 107). Corredato da rare immagini, costituisce una delle più singolari fonti in presa diretta sull'impresa fiumana, all'interno di un ampio quadro basato sulla storiografia più aggiornata.
Quando partì per Fiume per entrare nelle file del battaglione Volontari della Venezia Giulia, al comando di Ercole Miani, più tardi elemento di spicco del Cln giuliano, Gastone Canziani era più giovane della media dei suoi compagni. Aveva da poco compiuto quindici anni e, pur di essere arruolato, s'invecchiò di un anno. Rimase nella «Città olocausta» per circa quattordici mesi – dal 13 settembre 1919 alla fine di ottobre del '20 –, un arco temporale in larga parte coperto dalle ventisette lettere che formano questo corpus epistolare. Era uno studente ginnasiale cresciuto in una famiglia della piccola borghesia commerciale triestina.
Poco prima di passare a Fiume, Gastone fu in stretto contatto (ammesso che non abbia fatto addirittura parte dell'organizzazione) con le formazioni paramilitari della Sursum Corda, un'associazione patriottica che, sebbene di notorie tendenze nazionaliste, a Trieste era sostenuta anche dai circoli e dai fasci repubblicani locali.
La cronaca del disincanto restituita dalle lettere di Canziani costituisce una testimonianza pressoché unica. Le condizioni gerarchiche e ambientali in cui si compie il servizio di Gastone hanno un peso non indifferente nel plasmare questa lucida autocoscienza. Gastone è un volontario come tanti, che non vive la vita politica fiumana dall'interno, come l'aristocratico coetaneo Boscogrande di Carcaci che conosce personalmente Rizzo e Giuriati. Probabilmente, vede D'Annunzio tre o quattro volte in tutto. Per lunghi mesi presta servizio lontano da Fiume: il suo reparto, anche se gode di una solida reputazione militare, non è fra le unità d'élite dell'esercito dannunziano, quelle che partecipano alle «veglie di canti» col Comandante. Questo soldato oscuro serve la patria montando la guardia a un bidone di benzina.
Come Ercole Miani e Gabriele Foschiatti, Gastone matura nel corso degli anni '20 una sofferta coscienza antifascista, partecipando dapprima alle attività dell'Unione Goliardica per la Libertà insieme a Bruno Pincherle, Amos Chiabov, Tullio Puecher, Nino Senigallia, Guido Sadar, Fabio Cusin. Partecipa all'attività di diffusione e composizione del periodico antifascista Giovane Italia cui afferiscono Ugo La Malfa, Lelio Basso e Umberto Segre. Nel secondo dopoguerra, divenuto neuropsichiatra e fondatore di una fiorente scuola di Psicologia a Palermo, d'indirizzo adleriano, continuerà a manifestare il suo impegno civile nelle file del Partito socialista italiano fino agli anni della perestrojka.
L'epistolario, trascritto e studiato con amorevole cura dai figli Fabio e Marisa Canzian, ha ottenuto nel 2003 dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano il premio Pieve-Banca Toscana.